venerdì 6 luglio 2012

G8 - GENOVA - Un tuffo nel passato

Dopo circa 11 anni si chiude una brutta storia fatta di sangue e terrore. Il capo della Polizia Manganelli ha cambiato tutti i vertici dirigenziali responsabili dell'ordine pubblico a Genoa per il G8 del 2001. Lo so, suona strano che io parli di politica e del G8, ma il 2001 è stato un passaggio importantissimo della mia vita lavorativa e non.
Era un periodo nero, non riuscivo a fare una trasferta e il conto in banca era rosso fuoco come il sole che preannunciava un'estate troppo calda. Ero reduce da un incidente in bici che mi aveva sbattuto in ospedale per 2 mesi con un trauma cranico, 60 punti in faccia, la lesione del nervo acustico dell'orecchio destro, tanta rabbia, niente sigarette e una smania di voler essere ancora me stesso. Una lunga degenza a casa mi aveva scaraventato fuori dalla Formula 1 e dai grandi eventi come Mondiali ed Olimpiadi e l'anno 2001 era gia di per se arido di eventi sportivi.... Ho pensato:"mi butto in politica". Careri, il mio capo, cercava disperatamente montatori per il G8 di Genova. Mi chiese se volevo andare quasi con distacco, era sicuro di un mio "no" categorico. E invece accettai pur sapendo che non sarebbe stata una passeggiata. La squadra era imponente, c'erano tecnici provenienti da tutta Italia, molti amici che subito furono sorpresi di vedermi lì. Il piano per la copertura televisiva non finiva certo tra i confini dell'Italia. La Rai doveva fare da Host broadcaster per centinaia di giornalisti venuti da ogni parte del mondo. L'IBC era dentro la zona rossa e tutto era preparato nei minimi dettagli.
 C'era poi un gruppo che doveva seguire i cortei che di li a domani sarebbero sfilati per le vie di una Genova svuotata e surreale. Io facevo parte di una di queste squadre: un capotecnico, un mixer video, un audio, un montatore (io), un operatore e due specializzati. Ero un ospite e anche molto ingombrante, il pulman era piccolo e la mia attrezzatura mobile faceva straripare di rabbia un po' tutti.

Il 19 luglio eravamo vicino al nostro hotel, nella zona gialla, quella di prefiltraggio, almeno così ci era stato detto. Le cose sono andate subito male, la zona gialla era pura teoria, la polizia era rinchiusa nella zona rossa, poche pattuglie appena fuori dai cancelli e noi, lasciati soli e senza scorta, a guardare una folla immensa che come un fiume passava ai fianchi del nostro pulman. Tra i manifestanti c'era anche un amico, ci siamo salutati. L'ho subito messo in guardia perchè c'era un aria strana, il fatto che un intera fetta della città fosse stata abbandonata dai controlli non era certo normale. Valentino, il mio amico, era con la sua ragazza. Non so se sono riuscito a convincere lui e la sua donna , gli ho detto solo di andare lontano da Genova, era ovvio che tutto sarebbe degenerato, ma la realta avrebbe superato ogni mia immaginazione il giorno dopo.

La mattina del 20 il telefono squilla in continuazione: il capo, gli operatori, i giornalisti, mia moglie, mia madre.... tutti vogliono sapere dove sono. Cominciano gli scontri, fortunatamente lontano dalla mia zona. La città e tagliata dai cortei, non si capisce nulla. Molte delle regie satellite, distribuite in tutta Genoa, sono troppo distanti dai disordini. Le troupe arrivano tutte sul mio pulman, o meglio, arrivano solo dei ragazzi in motorino che portano cassette video con le immagini dei nostri operatori. Non faccio in tempo a metter su il primo nastro che il Tg3 lo butta in diretta. I disordini sono a 5 isolati dal pulman ma la regia di Roma manda il sottopancia indicando proprio la via dove è parcheggiato il mio mezzo. Subito risquilla il telefono, è
mia madre che mi urla:"SCAPPA SONO VICINO A TE!!!".... Cuore di mamma, la tranquillizzo e continuo a metter su nastri sempre più cruenti. Non sono abituato a fare questo lavoro ai Tg e infatti faccio confusione. Non distinguo gli operatori e mando in onda le immagini del Tg1 nel Tg3 e del tg2 faccio un mix. Per le immagini del corrispondente del Tg3 faccio ancora di più: taglio ogni suo commento in presa diretta e lascio solo le immagini a parlare.
Tra queste scene di assurda follia, sangue e nebbia di fumogeni, esce con forza la voce di un uomo stempiato che urla con voce strazziata:"SONO UN MEDICO!" Ha le mani rosso sangue, uno squarcio sulla testa e la polizia che non riesce a distinguere il bene dal male. Decido di buttarla in onda. Subito dopo squilla a tutti noi il telefonino: si parla di un morto. Tutto diventa più caotico e asfissiante. Il silenzio cala inesorabilmente nel pulman e ogni rumore esterno viene percepito come pericolo. Le edizioni dei Tg si sovrappongono, arrivano i primi giornalisti, non distinguo più le immagini, le cassette sul tavolo della regia sono tantissime, arriva mezzanotte e ancora sto montando. Stremato torno in albergo alle due e trovo nella hall il mio amico Claudio. Ha lavorato per 14 ore dentro la zona rossa, lui ha l'albergo appena fuori Genova e gli scontri non gli hanno permesso di tornare nel suo hotel. Facciamo un giro di birra al bar prima di andare a dormire, per fortuna la mia camera è grande e con due letti. E ovvio che si parli di questo ragazzo, Carlo Giuliani. Le immagini della sua morte fanno il giro del Mondo ed è un colpo troppo basso per riuscire a dormire. E domani si torna in prima linea.....