lunedì 17 febbraio 2014

One of my turns




Nei momenti tristi mi capita spesso di sognare una canzone, una sola. Ed è bellissimo perché quando pensi ad una canzone, la vedi,  vedi cantarla dall’autore, è piena di colori ed è sempre intonata. Poi se ti capita di canticchiarla viene un po’ peggio ed è come un disco rotto: si ripete la mattina, quando prepari l’ennesima valigia, prendi il taxi, fino a dentro il CHECKIN di un anonimo aeroporto e continua in mezzo alle nuvole e continua. Scusate ma è uno di quei giorni che non va, “One Of My Turns” direbbe Roger Waters mentre canta con voce interrotta uno dei suoi momenti più grigi. “E giorno dopo giorno uno finge che vada tutto bene, ma sto diventando vecchio”… Quanto mi piace rubare frasi dalle  canzoni, anche se tradotte non brillano, sono stonate come una cover all’italiana, come Creep dei Radiohead rifatta da Vasco Rossi, che pena.  

Sono così nero in questo periodo che una canzone non basta più. Quando sono triste suono la chitarra, che per mia moglie è come un campanello d’allarme. La chitarra è sempre allo stesso posto in alto sopra al mobile della camera da letto, un posto accessibile e visibile. E’ come un estintore, manca solo la scritta: “in caso d’incendio estrarre l’oggetto dall’involucro peloso”. 
E ufficiale, la Rai sposterà la produzione della Formula Uno a Milano, lasciando briciole a me e ad altri colleghi di Roma. E’ una cosa normalissima per una grande azienda, per carità, ma mi ha colto impreparato tant’è che sono subito corso in camera per imbracciare “l’estintore a corde”. Appena aperta “l’urna” è venuto fuori la magia. L’odore del legno di una chitarra è una cosa che possono capire solo chi ce l’ha una chitarra, e non occorre essere bravi nel suonarla. Io per esempio sono una sega cosmica, ma appena la sfodero, l’odore del  legno sembra sempre  appena tagliato, t’inebria e ti tranquillizza, è ganja pura. Ogni chitarrista sfodera la chitarra allo stesso modo, la guarda da lontano, tocca la lucida madreperla che stranamente è sempre più calda del resto dello strumento. Poi la mano sinistra passa sulle corde tese, undici per me, ne manca una, devo ricordarmi di sostituirla. Sto per iniziare il mio solito refrain con Roger Water che già canta nella mia testa, ma ad un tratto mi casca l’occhio sulla tv, su Rai 5 sta per iniziare un concerto di Neil Young del 2000, Silver & Gold il titolo, ci sono voluti 13 anni per trasmetterlo, poi dici della Rai…

E’ favoloso vedere Neil Young, circondato da 8 chitarre, un pianoforte, un vecchio organo e un bicchiere pieno d’acqua che usa per pulire le sue 3 armoniche C -G - D da dieci fori. Prima di iniziare sceglie la chitarra giusta, prende l’armonica la immerge nell’acqua santa e la scuote al vento per far uscire le gocce. Il pubblico è felice, le lacrime dell’armonica arrivano a benedire uno spettacolo unico di due ore piene di significato. Io vado dietro a tutte le canzoni, Neil Young è l’autore più facile da suonare, pochi accordi ma belli pieni, mai banali. Suonavo Old Man quando avevo 13 anni, Heart of Gold a 14, non sapevo una parola d’inglese ma avevo scritto su un quaderno a quadri tutte le pronunce. Una volta ho ritrovato quel quaderno e ho riso per tre ore, non si capiva nulla, non c’era una parola d’inglese eppure cantavo YOUNG perfettamente! Giuro!


Dopo un' ora di godimento puro arriva un break pubblicitario che resetta tutto e mi ritrovo nuovamente a lasciare il country per il solito Blues. “E mi sento di nuovo in uno di quei giorni storti che torna”. Maledetto Roger Waters ho bisogno di una lobotomia, o di un rasoio tagliente, se il concerto non riparte subito, giuro mi soffoco ingoiando un Mi-cantino. Neil Young rientra claudicante sul palco, ha problemi alla schiena, l’ho letto da qualche parte. Stavolta, dopo aver guardato le sue 8 sinuose chitarre, si siede al piano forte e inizia una seducente melodia poi canta… “Città dell’amore fraterno, luogo che chiamo casa, non voltarmi le spalle, non voglio essere solo”.

Il giro di Do è fantastico e pieno di note che svolazzano, la tristezza è arsa dalla calda musica, niente mi può scalfire, tranne il suono del telefonino. Stoppo tutto è un mio amico che annuncia la mia estromissione anche al Giro D’Italia.  Beato Neil Young, circondato da 8 chitarre sinuose, magari in un momento di rabbia ne avrebbe soppressa una contro un amplificatore-spia. Io ho solo una Yamaha 11 corde, che alcune volte sembra suoni da sola, non vale il sacrificio. Attacco il cellulare grigio come il mio umore, come le nuvole di questo Febbraio gonfio di acqua maledetta. Non ho più le mie armoniche, negli anni le ho regalate a dei bambini che le avranno abbandonate tra una scatola di Lego e un puzzle da 500 pezzi. Non ho niente tranne 11 corde tese e un Mi-cantino che pende rotto verso il basso di un pavimento sempre più vicino. E viene spontaneo l’attacco: “DAY AFTER DAY – LOVE TURNS GREY – LIKE THE SKIN OF DYING MAN”.