martedì 3 maggio 2016

Sliding Doors

Sto andando a Sochi in Russia, è ancora presto per il volo, sono le 4:17 del mattino e non riesco a dormire.  Ho deciso di scrivere qualcosa, non credo che troverò tanti spunti. Per l'idea che mi sono fatto Sochi non assomiglia per niente alla Russia, ma non voglio che la mia crescente intolleranza verso nuovi paesi, lingue incomprensibili e viaggi in generale, abbia  il sopravvento,  vediamo cosa ne esce. Ho promesso mesi fa ad una cara amica di descrivere tutto quello che avrei visto e provato in questo viaggio sempre più vicino, sono le 9:00 mi alzo. Non nascondo che ho una certa agitazione, già ad Ottobre dovevo andare in Russia poi un imprevisto, una telefonata importante, mi ha bloccato a casa. Ora riprendo il filo di quel viaggio, faccio il biglietto al gate 380 dell'Aeroflot, sono le 13:00,  non c'è  il finger, si sale sul bus, non mi piace. 

Sono terrorizzato da sempre dall'idea di volare ma ormai ho viaggiato su qualsiasi carretta dei cieli e la paura dura il tempo del decollo, ma questo 737 rievoca una serie infinita di film anni 90, tutti catastrofici ovviamente. Do un'occhiata alla porta d'ingresso dell'aereo, è  lì che ogni bara volante nasconde giorno, mese, anno di costruzione, mi viene voglia di scendere, è così vecchio da avere ancora i loghi dell'Urss. Mi sistemo al 7c, sembra proprio che sia l'unico italiano qui intorno, ho voglia di andarmene e se scendessi veramente? Troppo tardi l'aereo ha acceso i motori e la porta si chiude a pochi metri da me, una hostes mi vede nervoso, mi dice qualcosa in russo , penso: sono davvero combinato male! Male che vada però, come dico sempre ogni volta che metto le ali alla valigia , una volta su si torna sicuro giù; bisogna solo capire come, a me piace cadere con stile, come Buz lighter, come nei cartoni. Sono in volo su un cielo pieno di nubi a bordo di un Boeing e penso a quante volte per un dettaglio, un ritardo, un brusco risveglio , la vita cambia il suo corso, destino? 


Come nel film Sliding Doors dove la protagonista Helen (Gwyneth Paltrow) perde per pochissimo il solito appuntamento col metrò, le porte del treno si chiudono davanti a lei e la sua vita cambia di colpo. Questo viaggio è  il proseguimento esatto di quello che sarebbe accaduto 6 mesi fa, se non avessi poi rinunciato di partire per Sochi,  come nel film, è la seconda opzione che rivive  Helen quando entra nella metro. Sono euforico, ma dura poco, il sedile è bloccato provo con tutta la forza, niente e proprio incastrato, leggo un po, poi arriva il pranzo. Direi senza ombra di dubbio che il pasto è una delizia, se dovessi giudicarlo da come lo mangia il mio vicino: il cibo, è  tutto di un colore pallido e insapore. Oddio il sapore c'è ma appartiene a qualcosa di alieno, sembra carta da parati per la panna o colla che copre tutto, no, non ce la faccio; chiedo un caffè, si può avere un caffè? C'è  un po di turbolenza, allaccio di nuovo la cintura di sicurezza e sbircio i miei vicini intenti a leggere giornali curiosamente simili a quelli scandalistici inglesi come il Daily Mirrors; sono pieni di foto assurde, c'è addirittura una tartaruga che parla in cirillico ovviamente. e talmente trash da fare invidia all'ultima pagina del glorioso Grand Hotel, la ricordate? Era favolosa! 
La mia amica, alla quale sto dedicando questa storia,  comprava sempre Grandhotel; i titoli erano tipo "GATTO INFEROCITO GETTA IL PADRONE DAL SESTO PIANO" 
e la descrizione a disegni era di una drammaticità così estrema da essere comica, come questa tartaruga parlante. Non resisto, scatto una foto. L'aereo è  strapieno di gente normalmente assonnata, c'è chi parla, chi dorme e c'è chi scrive qualcosa e sembra così contento di farlo, ma come fa? Mistero. Mistero o magia sono arrivato a Mosca la città dalle mille battaglie e rivoluzioni, che ha dato i natali a tanti filosofi e grandi uomini del passato. È  la seconda volta che atterro all'aeroporto di Šeremet'evo ed è come la prima volta: non vedo niente, c'è poco tempo e non trovo il gate giusto per Sochi, sono nervoso. Penso, e se perdessi il volo? Se all'arrivo al gate la porta fosse chiusa, come cambierebbe questo viaggio? Alla fine siamo continuamente alla mercè di porte che si aprono e si chiudono continuamente, cambiando in maniera inesorabile il destino di chi le attraversa o ci sbatte contro. Per adesso sbatto solo contro i carrelli di due amici di viaggio: Daniele ed Ettore in volo da Milano e diretti anche loro a Sochi,  non sono più solo, sarà contenta la mia amica! Mi ha detto mille volte la stessa frase:"viaggi solo? Ma come fai?" Certe volte si sta cosi bene da soli, ma ce ne accorgiamo sempre quando soli non siamo. È una sorta di nostalgia schizofrenica perché vale anche al contrario, non ci da pace.
Siamo purtroppo nettamente in anticipo per perdere il volo, lo dico con sincera amarezza: è assurdo atterrare a Mosca, Sydney, Atlanta, Bangkok, Washington e Madrid, e vedere solo aeroporti, è una cosa che non mi perdono. Salgo su una specie di siluro con le ali cadenti e mi addormento quasi prima di arrivare al posto 13d, i miei amici di viaggio sono dietro di me, il trip dura un pisolino, scendo a Sochi che è notte fonda, non fa affatto freddo e c'è gente della Formula 1 pronta ad accompagnare tutti nei vari alberghi prenotati, io sono al Bridge. Salgo su un bus con Ettore e Daniele, l'autista non sembra tanto sveglio ma si eccita quando capisce che siamo italiani e prova a parlare una lingua più vicina all'esperanto che alla nostra, dopo due metri si perde nella notte e noi con lui. Le ore passano e siamo noi a cercare la strada mentre l'autista ci esorta a parlare in italiano, sto perdendo la pazienza mentre guardo in alto la tv che manda un film russo che più sovietico non si può, la corazzata Potemkin al confronto è  un capolavoro (la corazzata Potemkin È un capolavoro del cinema muto). Dopo 3 ore di viaggio il pullman atterra  davanti all'hotel, l'autista è mortificato, vuole chiedere scusa ma dalla sua bocca esce un "SUCA" che chiude comicamente la notte. Butto i bagagli sul letto e mi sdraio su quello vicino,  sono così stanco da non riuscire a dormire ma alla fine succede. 

Apro gli occhi ed è  giovedì, accompagno Daniele a prendere una macchina a noleggio, direzione aeroporto, di nuovo saliamo su un taxi e con voce  tremante dico all'autista se parla italianski, fortunatamente no. Il viaggio dura poco meno di 30 minuti, l'aeroporto è  vicinissimo eppure ieri sembrava a mille chilometri, ecco spiegato il mio corollario sul teorema della Relatività: "un oggetto che viaggia da A a B alla velocità della luce, arriva molto prima di uno più lento, ma solo se conosce la strada".

Il circuito di Sochi sembra un parco giochi da lontano, da vicino lo è a tutti gli effetti.  Qui pochi anni fa ci sono state le olimpiadi invernali, le montagne del Caucaso sono all'orizzonte e a pochi metri da me il Mar Nero. Il posto è  pure bello ma la voglia di crescere della grande Russia ha sommerso troppo la sua storia ed  è  triste vedere una bellissima chiesa ortodossa circondata da tangenziali,  così anche il porto e la passeggiata vicino al circuito: tutto sembra troppo artificiale e finto, il lavoro è  andato bene, mi concedo una birra al tramonto.
Il venerdì ha qualche intoppo come sempre e non mi riferisco alla vettura di Vettel ferma in pista ma alla mia macchina che non intende fare il suo lavoro, per fortuna c'è  Antonio, un caro amico che aggiusta  il pc in 30 minuti proprio mentre Vettel prende un penalità per la sostituzione del cambio e arretra la sua speranza di vincere di 5 posizioni indietro sulla futura griglia di partenza, il mondo e disseminato di Sliding Doors. 



Sabato fiacco e inutile, tutto deciso per la Pole di Rosberg mentre è tutta da scoprire  la serata. Antonio è  in forma, vuole assolutamente dare una sterzata a questa monotona trasferta,  vuole cantare.  La cena è  al solito posto poi tutti in albergo: oggi Karaoke! Davanti ad uno scarso pubblico ci esibiamo io e il mio amico, la gente ride ancor prima che iniziamo. Il repertorio scelto è veramente  indecente: da Cutugno ai Ricchi e poveri per capirci, passando per Mina e Dalla saltuariamente.  Antonio è  un tipo sorridente, magro, di origine siciliana, cittadino del mondo con base a Bologna. Parla poco e quando parla stringe i denti nascosti da una barba sfiziosa, di sicuro però canta meglio di me;  aveva promesso che mi avrebbe fatto divertire ma qui siamo oltre su tutto, anche dal lato alcolemico. Chiedo ad Antonio una tregua, ci vorrebbe una canzone senza acuti, Celentano andrebbe bene ma lui opta per un Ramazzotti, è veramente troppo. Basta vado a letto, domani c'è il gran premio e ho pure la mattinata piena di impegni di lavoro, ma che bella serata!

Domenica tutto tace, sono il primo ad arrivare al circuito, è  sempre così ad ogni gp, mangio una banana e prendo un caffè, purtroppo lo faccio contemporaneamente. Vettel parte settimo e va subito tutto male, viene tamponato due volte dallo stesso pilota, roba che se fosse successo in strada tra due comuni mortali, il CID avrebbe assunto i connotati di una commedia di Monicelli. È  proprio vero: se Vettel non avesse sostituito il cambio forse avrebbe vinto e sicuramente il Russo Kvyat non l'avrebbe speronato due volte, ancora delle Sliding Doors. la  gara è appena iniziata ed è gia finita potrebbe essere una canzone da strimpellare stasera dopo il lavoro, ma sono stanco, appena riesco a scappare dal circuito vado a nanna, lo giuro. Il Gp lo vince Rosberg  saluto tutti e vado in Hotel, a letto senza cena, come i bimbi cattivi.

È  Lunedì si torna a casa,  prendo il taxi da solo, sono l'unico che viaggia su Roma. Arrivo a Mosca in ritardo ho giusto il tempo di comprare qualcosa, non le solite sigarette per la mia amica, mi manca il suo odore disordinato. Caviale ecco cosa comprare, arrivo al gate con la lingua di fuori, mi accorgo subito che qualcosa non va: l'aereo è  piccolissimo! Come mai? Ho il 31A, praticamente sono in ultima fila ma la sorpresa è  tremenda: i posti a sedere terminano alla fila 30 sono in pieno Sliding Doors. La hostess mi tranquillizza c'è stato un problema ed hanno sostituito l'aeromobile con uno più  piccolo, ma c'è posto al 6A. Sono finalmente seduto vicino ad una coppia di Acqui Terme due signori belli e sinceri. Sono stati in vacanza a San Pietroburgo e Mosca due città  bellissime che non ho mai visto e forse mai vedrò. 

Sono ansioso di tornare a casa e chiudere finalmente il cerchio e questa storia, l'avevo promesso ad una amica. La promessa in verità era che, al mio ritorno, le avrei raccontato tutte queste cose, ma come ho detto all'inizio,  una telefonata mi ha impedito ad Ottobre, il 6 Ottobre di farlo. Mi mangio le mani al pensiero di quella telefonata alle 4:17 di un Martedì pieno di nubi e pioggia, se solo non l'avessi ricevuta forse sarebbe cambiato tutto, maledico le Sliding Doors.
Cara amica, la Russia non è niente di diverso che altri cento mille  paesi che ho già visitato, perché il posto più bello è sempre casa, ma tu sai già tutte queste cose perché da lassù tutto è più chiaro. Non e così?  Ciao Mamma.