venerdì 14 giugno 2013

ISRAELE - Another brick in the Wall








E' uno spavento ritornare a scrivere dopo mesi. Scrivere non è come andare in bicicletta, se si smette per un po' è dura risalire sulla keyboard del mio vecchio pc e trovare i tasti giusti, prima delle parole. Sono a Tel Aviv per sbaglio come ormai mi capita sempre più spesso. Dovevo fare il giro ma al giro sono stato falciato dai tagli lineari e affilatissimi della nuova direzione. Qualche buon amico ha notato la mia evanescente presenza  a Saxa Rubra e ha pensato di portarmi qui in Israele. Qui ho riscoperto la gioia di poter lavorare bene e con amici veri. Siamo un gruppo ridottissimo di persone più o meno normali ma con una professionalità alle spalle che fa spavento. Non c'è una persona fuori posto o quasi, ognuno è funzionale al proprio mestiere e tutti devono rispondere solo alle proprie capacità. Sono l'unico montatore e questo dovrebbe pesarmi visto che i giornalisti sono due ragazzi giovani e preparatissimi. Ogni tanto sclero per quanto lavoro riescono a mettere in cascina ma devo essere sincero non sono mai banali nelle richieste e questo, in un azienda come la nostra, è manna che scende dal cielo. l'albergo di Tel Aviv è una tentazione continua a "marinare" il lavoro, dista 200 metri da un mare bellissimo e curatissimo. I corrispondenti da Israele sono purtroppo impegnati sempre a mostrare la parte peggiore di questo paese, tant'è che all'arrivo pensavo di comprarmi un giubbotto anti proiettile e una pala per scavare una trincea. E invece qui la vita scorre normalmente, c'è una bella comunità italiana bene integrata alla vita di questo strano paese piazzato e voluto proprio in mezzo a questo lembo di terra conteso da millenni. Ho scoperto parlando con Ernesto, un amico che vive da anni qui a Tel Aviv, tante cose che ignoravo completamente. A forza di sentire giornali e tv, pensavo che la gente di qui non avesse cuore a tenere in piedi una situazione come i territori occupati, la palestina e i muri che dividono l'oriente dall'occidente. Alla fine non si può mai generalizzare, non esiste un popolo "cattivo" come non può essere "buona" un intera popolazione. Tutto sbagliato, come al solito. Qui Ernesto ha dei figli come tutti, che fanno 3 anni di militare i maschi e due le ragazze. Qui tutti sanno combattere e sanno cos'è convivere con il terrore che però, fortunatamente ed egoisticamente per me, non si affaccia più da parecchio in città. Ernesto mi racconta spesso di quando era impossibile persino prendere un autobus senza sentire la paura scorrere nelle proprie vene. Al confine tanto conteso, c'era gente che sparava alle persone per gioco. Non c'erano sbarramenti e l'irruzione dei pseudo combattenti era giornaliera. Ora qualcuno di voi avrà cambiato blog e avrà cominciato ad insultarmi. Sono un uomo di una certa età ho sempre creduto nella causa del popolo Palestinese ma qui ho scoperto qualcosa che ignoravo totalmente. Uno vede continuamente militari che vanno contro ad un popolo indifeso ma alla fine, dietro ad una divisa di colore scuro, c'è una persona, un ragazzo.
Il figlio di Ernesto, quando racconta di essere stato in zone a rischio, lo dice con la stessa semplicità di un ragazzo che racconta una partita di calcio. Ha gli occhi vispi e chiari del padre, si vede che è in gamba e quelle quattro parole hanno spalancato in me un mondo che ignoravo totalmente. I viaggi a seguito della nazionale italiana qui in Israele mi hanno portato a scoprire posti incantevoli ed altri taglienti come rasoi. Non ho potuto fare a meno di fare un tuffo nel Mar Morto, una sensazione pazzesca, Sembra di volare nell'acqua. Nel nuoto ho imparato che non tutti hanno la stessa capacità di sentire l'acqua e quindi ognuno di noi galleggia più o meno bene... Federica Pellegrini o Rosolino sarebbero rimasti a 30 cm sopra il Mar Morto visto il mio incredibile modo di stare a galla qui. Per raggiungere il Mar Morto bisogna passare per Gerusalemme e qui iniziano le note dolenti. Lungo l'autostrada si apre davanti a me il muro che divide Israele e la Palestina. Il nostro autista santifica l'opera dicendo che da quando c'è "il muro" tutto funziona meglio e niente è più accaduto. E' una cosa incredibilmente alta, mi fermo da sotto a guardarlo. Arriva un passante e dice: "non è il muro che separa i palestinesi dagli israeliani, è il muro che separa tutto Israele dal resto del Mondo. Ai vari varchi ci sono militari con armi automatiche, ma io ormai non riesco più a vedere il colore della divisa ma vedo solo ragazzi e ragazze con un mitra in mano.

Dalla parte israeliana il muro è anonimo e grigio. Sembra pure più alto. In alcuni punti tende ad incurvarsi in maniera esagerata sembra che debba cadere da un momento all'altro ma sono sicuro che io non vedrò mai quel giorno. Dalla parte palestinese il muro diventa una sorta di sfida infinita. I ragazzi continuano a colorarlo, i murales si susseguono fino a sfiorare le garitte dei posti di blocco al confine. I colori sono rosso fuoco e nero fumo, i colori della rivolta. Il mio amico Marco Spoletini (siamo tutti spoletini) mi fa notare un dipinto su muro pazzesco: una colomba con un ramoscello d'olivo in bocca e un giubbotto anti proiettile tra le ali aperte. Mi fermo a pensare. Penso che non avrei potuto volere di più da questo viaggio, che naturalmente non ha chiarito nulla di chi abbia ragione o torto tra Israele, la Palesina, l'occidente e il popolo arabo. So solo di aver scoperto un mondo nuovo e spero di essere almeno riuscito a togliere un altro mattone dal muro.

giovedì 21 marzo 2013

GP Australia 2013


Ed ecco l'inizio di una nuova stagione di Formula 1. Sto diventando vecchio, quest'anno festeggio il diciannovesimo in giro per il mondo inseguendo una passione che ahimè, sfiorisce come i petali di una rosa. Sia chiaro, non è colpa delle gare! Chi dice "la formula uno è noiosa" è perché non la guarda con gli occhi della passione. Perché la passione ti fa fremere alla più piccola sbandata in curva di Alonso, ad una frenata al limite di Hamilton o ad un brusco rientro di Button ai box. La rosa sfiorisce perché dopo 19 anni, la passione ha fatto posto alla routine e alle solite storie di lavoro. Non c'è modo per me di seguire tutte le gare. Non è proprio contemplata l'idea da parte di qualcuno che la mia professionalità possa essere impiegata per tutti i gran premi. Esiste un turn over tra molti di noi "montatori" che quest'anno ha avuto un drastico taglio. Ovviamente tutto è legato ai diritti Tv, la mia compagnia produrrà 9 Gran premi in diretta e 11 in differita e su questi ultimi il personale è stato ridotto di molto. Sono comunque felice di aver strappato il biglietto di queste due prime gare di Australia e Malesia, poi? Poi non si sa. Sono in aeroporto, volo Roma-Dubai-Singapore-Melbourne....in economica... quanti sacrifici per vedere quattro gomme e un telaio volare su un telo d'asfalto. Sono di ritorno dall'ultima sessione di test a Barcellona. Ho visto da vicino le vetture di Formula uno: bellissime come sempre, alcune con il naso ricurvo e altre con un tocco di lifting che nasconde cose incredibili: lo chiamano Vanity panel. Allucinante invece è il termine giusto riguardo gomme e tempi in pista. I pneumatici voluti quest'anno si degradano in maniera evidente, la prestazione sul giro precipita ad ogni tornata, non c'è modo di preservare le gomme a meno che non abbiate una Lotus Renault sotto mano e non vi chiamiate Kimi Raikkonen. Già nelle prove libere del Gran Premio d'Australia il Finlandese scodella giri veloci e tornate con un passo gara impressionante. La vettura anglo francese è cucita addosso al finnico Ice-man ed ha lo stesso carattere. La lotus Renault non usa il Vanity panel - il cofano che serve a coprire lo scalino nel muso - ha una forma poco sinuosa, sgraziata, anti estetica, ma a Kimi Raikkonen interessa poco o nulla. Le qualifiche sono un calvario e non solo per la pioggia che impedisce il normale svolgimento della Q2 e Q3. Non ho un segnale stabile, continua a cadere. Ogni minuto c'è un buco nero che inghiotte continuamente le immagini più belle. Sono da solo, sono l'unico del montaggio e intorno a me trovo sempre,sempre, sempre, gente che ha problemi più grandi del mio, faccio presente lo stato insostenibile delle cose ma alla fine entro nell'ottica delle idee e vado avanti, ma che sarà mai? Ecco, eccone un'altro, un'altro buco nero. Vado a farmi un caffè, macchiato però. Che giornata di merda avevo preparato tutto per corre il giorno dopo e invece le qualifiche saltano per il maltempo, tutto spostato a Domenica mattina. E' veramente una delusione non ho più tempo per fare la mia solita corsa lungo le spiagge di Melbourne e poi ci si mette pure la sfiga: la mia GOPRO non si accende più e non c'è modo di rianimarla. 

Tento l'ultima carta, approfitto di un tecnico eccezionale Giovanni Volpe, lavora da tanti anni con me, ha sempre risolto tutti i casi impossibili, conosce ogni sistema per rianimare qualsiasi oggetto elettronico. La cosa che colpisce chi conosce il Fox (così viene chiamato da tutti) è il suo immancabile sorriso stampato proprio sotto un ampia fronte e capelli biondo chiaro stile cinema anni sessanta, non invecchia mai! Dopo un attenta ispezione a circuito aperto, alza il viso e sorride come al solito, ma stavolta gli occhi mandano un segnale poco rassicurante: la mia telecamerina GOPRO è ufficialmente morta. Giusto il tempo di fare le esequie e mandare l'ennesimo epiteto ad una trasferta nera come il cielo di Melbourne, che la qualifica segna il passo e manda in Pole Sebastian Vettel, dopo di lui c'è il suo compagno Webber con Alonso quinto scavalcato da un Felipe Massa eccellente e fortunato: nella prima sessione di qualifica del Sabato, sotto una pioggia battente, è uscito di pista colpendo forte le barriere di protezione. Fortunatamente la Ferrari non ha subito grossi danni e la Domenica mattina Massa è riuscito a stampare un tempo che sa di miracolo rosso. Raikkonen ha trattato le qualifiche come una noiosa esibizione, noncurante della settima posizione sulla griglia di partenza ma conscio di un passo gara buono e di una strategia vincente. Alla partenza Webber manca clamorosamente il guizzo a causa di un problema alla centralina della Red bull (centralina prodotta dalla Mclaren... vatti a fidare...) Massa e Alonso si avventano su Vettel che stacca davanti alla prima curva, Hamilton passa quarto e Raikkonen quinto scavalca un Rosberg poco reattivo. Alonso attacca subito Massa ma il brasiliano si difende e io butto il caffè e qualche santo per terra. La gara è tirata, Vettel non ha un gran passo e alla prima sosta ai box c'è chi si ferma - Alonso Massa e Vettel - e chi tira dritto come Sutil e un sornione Raikkonen che intanto sorpassa all'esterno Lewis Hamilton. I top driver arrivano dietro a Sutil e Fernando Alonso anticipa la seconda sosta, è un rischio ma lo spagnolo è fatto così. Vettel e Massa seguono una strategia che si rivela inefficace. Alonso passa al secondo posto grazie al pit stop ritardato degli altri. Le diverse strategie fanno incrociare i destini di Hamilton e dello stesso spagnolo. E' un piacere vederli in battaglia. Lewis non è tenero alla staccata, frena, le gomme bruciano l'asfalto e la vettura scivola verso l'esterno dove c'è un Alonso grandissimo che allarga e infila l'inglese in accelerazione. Terza sosta dei "big". le posizioni ora sono consolidate. Alonso è secondo e sembra destinato a mangiarsi Raikkonen negli ultimi giri e invece il finlandese resiste e vince con una sosta in meno, Alonso finisce dietro a Kimi, Vettel è terzo, il resto non m'interessa.
Sono contento, mi è sempre piaciuto Raikkonen, è un gran pilota e secondo il mio modestissimo parere c'è stata troppa gente "importante" che ha dato giudizi affrettati sull'inutile ritorno in Formula uno del Finlandese. Il giorno dopo il giornale di Melbourne titola FINNTASTIC, sono felice oggi è un giorno di relax, solo qualche pezzo da fare comodamente in albergo. Esco con la bici, avevo in programma di filmare un poco Melbourne con la mia Gopro ma ora è solo una scatola vuota. arrivo ad un semaforo, siamo io, un taxi e un ciclista vero allo start. Prima che il rosso si spenga vedo il tassista che si sporge verso il finestrino e grida: "dove hai comprato la fotocamera?" - mi giro ma non parla con me, parla con l'altro ciclista che monta sul manubrio una scintillante Hero3. Credo al destino e certe cose non accadono per caso. Vado al primo negozio di fotografia lungo la Elizabeth, entro, indico, scelgo una 3 Silver-Edition, struscio e firmo. non mi rimane che correre.