Ennesimo volo perso, più uno viaggia e più si abitua a sbagliare. E tutto diventa normale nell'accettare, con calma e rassegnazione, l'impossibilità di essere precisi come una volta. Sembra quasi che vada a cercare questi ritardi mostruosi, fatti di check-in alla baionetta, saltando le file, distraendo cinesi al controllo bagagli per infilarsi in mezzo a due signore che, come me, sono in ritardo mostruoso. Volo Roma Catania delle 8:30, mi presento fresco come una rosa appassita al banco dell'Alitalia alle 8:20 e chiedo con leggerezza serafica se posso avere un corridoio; la hostess sembra conoscermi, o almeno riconosce in me uno stereotipo cinquantenne di maschio grigio fuso. Dopo aver più volte guardato il suo collega alla sinistra, mi spara contro violentemente carta, documenti e e sorrisisi e mi spedisce alla biglietteria, è ufficiale: ho perso il volo.
Al ticketing si cambia strategia e faccia: da volto esperto abituato al ritardo, si passa ad una viso da missionario impaurito che ha perso la sua chiesa in Congo, l'approccio è fondamentale, qui ci si rimettono i piccioli, come dicono a Catania. Pronuncio le prime parole con faccia triste e bocca semichiusa, sembra quasi che stia chiedendo la carità; qui l'esperienza la fa da padrone da entrambi i lati del tavolo; la bella signora in abiti della compagnia di bandiera sa il fatto suo, alza lo sguardo al momento meno opportuno proprio quando abbandono il missionario che è in me e riprendo il volto del furbetto del quartierino (che non è in me) e dice: "c'è una penale da pagare". Che volgarità penso io, il vil danaro ripara tutte le cazzate, pago con disinvoltura buttando la mia carta "Flexia" di nome e di fatto: è cosi mal ridotta da sembrare lo strato di cheddar che separa gli hamburger dall'insalata. La donna in attesa dietro di me è disgustata da tanta supponenza e sciatteria, ha la mano che sembra uscita da uno scrigno di un galeone di pirati, ha più pietre preziose che denti e un ghigno tipico di chi non sa aspettare. La sua "carta oro business golden pass" è cosi magnifica che avrebbe il diritto di calpestarmi, è così affilata da tanti viaggi esotici da sembrare tagliente come la scimitarra di Hattori Hanzō, il suo nome è un film in presa diretta: si chiama Beatrice guarda il caso! Ma non mi sarei sorpreso se si fosse chiamata Black Mamba sul suo passaporto diplomatico. Pago tutto, ho sempre pagato i miei sbagli, sono di nuovo in fila per spedire la valigia. Ora posso assumere con disinteresse qualsiasi volto, ho la carta d'imbarco sulla mano destra e due valige da nascondere come bagaglio a mano, faccio sempre incazzare tutti al controllo bagagli, è il mio dono di cui vado più fiero. Allo sportello c'è ora un giovane ragazzo che appena guarda la mia carta d'imbarco sobbalza e sorride di gusto e penso: ecco un'altro testa si cazzo che mi fa battute sul cognome; il giovanotto, ancora con un'emozione da poco tra le labbra timide, attacca le sue pecette alla valigia e restituendomi il passaporto mi spiazza con queste reali parole: "SIGNOR SALTAMERENDA È UN ONORE CONOSCERLA PERSONALMENTE, VEDO TUTTI I SUOI LAVORI"; li in quell'istante mi soffermo cercando di far durare quel misero secondo di celebrità eterno; butto via tutte le mie maschere, lo ringrazio con un sorriso aperto e uscendo dalla biglietteria rifletto veramente, profondamente, pacatamente.... su quante persone siano totalmente irrecuperabili a causa dell'esposizione prolungata a programmi televisivi di basso spessore ai quali collaboro a farli peggio del dovuto. Arrivo al gate giusto in tempo per chiudere la lista dei partenti, guardo il numero del mio posto e sono sorpreso: sono in Business! (Devo tenere a mente la faccia da francescano sperduto, alla fine ha prodotto un bel risultato). Mi siedo vicino ad un businessman di poche parole, aspetto con curiosità che succeda qualcosa prima della partenza per Catania, succede sempre qualcosa prima di partire. Lo Stewart annuncia qualche ritardo per un passeggero in attesa d'imbarco, penso: che scocciatura, quando è toccato a me di essere in ritardo l'aereo è partito, chi cavolo può essere questo personaggetto da fermare il tempo e il volo?
Sono contrariato, aspetto con curioso nervosismo il VIP di turno che blocca il Mondo, che palle! Poi una distrazione, un colpo di ciglia di troppo e perdo l'attimo e la mascella, E LEI È PROPRIO LEI! La mia musa, l'attrice dei miei sogni più dolci! Sembra impacciata ma non è una novità chiede aiuto disperatamente, qualcosa non va. Credo di aver visto tutti i film di Margherita Buy, ho sempre sognato di conoscerla, di toccarla, di bacciarla... ebbene si, lo confesso; ora è di fronte a me, un posto avanti al mio, sul corridoio, è così vicina da poterne sentire il profumo e la tristezza, decisamente c'è qualcosa che non funziona, è troppo agitata per essere così, proprio come nei suoi film. Prima del decollo si affannano le hostess da lei per dei sorrisi di circostanza, la cosa non mi piace, ho le farfalle nello stomaco ma non è amore. È successo sicuramente qualcosa di drammatico che spezza completamente la mia curiosità di parlare con lei, resto in silenzio, allaccio la cintura e mi incupisco. Una signora si avvicina all'attrice che amo di più al mondo, le sussurra qualcosa all'orecchio, la consola sfiorandole un braccio e tutto torna più sereno. Il pilota annuncia la partenza imminente, controllo la cintura, lo schienale, chiudo il tavolino e butto uno sguardo oltre il mio sedile. Lei è lì indifesa e sola e non capisco cosa si porta dietro nei suoi pensieri su questo volo che, sicuramente avrebbe fatto di tutto per non esserci. Certe volte la vita è strana e il tempo è il nostro avversario peggiore: si prende gioco di noi, ci umilia e quando cominciamo a detestarlo per tutti gli attimi perduti ci fa sentire di nuovo vivi e immortali. Certe volte perdere un volo può diventare un esperienza unica e certe volte prendere un volo può essere maledettamente doloroso.
giovedì 29 settembre 2016
Losing flights
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