venerdì 28 ottobre 2011

INDIA DAY 4..... cani per strada

Il venerdi che inaugura la pista del Buddh Circuit inizia quasi col botto: due cani si aggirano tra i saliscendi dell'autodromo. Una lotus sfiora il cane più temerario che non contento si mette a correre dietro alla vettura..... E quasi la sorpassa, capirai, una Lotus! Gli organizzatori sono costretti a sospendere le prime prove libere per qualche minuto ed è quasi una resa alla disorganizzazione regnante. Dei quattro cani per strada non rimane nemmeno l'ombra. Non voglio proprio sapere dove sono finiti. Alonso sembra avere una marcia in più tant'è che si rompe la vettura ed è costretto a fermarsi sotto un maxi schermo. Curiosissimo vederlo sporgersi per vedere il suo replay mentre la Ferrari si ferma. L'altra rossa viaggia veloce, Massa farà anche il miglior tempo nelle seconde prove del venerdì. Ma anche la sua vettura ha qualcosa di veramente strano: quasi alla massima velocità l'ala anteriore comincia a vibrare paurosamente, striscia per terra e lancia scintille. Ma tutto sembra regolare, mah. Nel frattempo D'Ambrosio distrugge l'auto contro un muretto, in mattinata anche Alghersuari aveva assaggiato le barriere di protezione. Molto più spettacolare la manovra di Chanock che nella corsia dei box, prova a fare una partenza lanciata, perde il controllo e si mette pericolosamente di traverso. Non capisco come faccia un pilota di questo tipo ad essere ancora in Formula 1. Un pilota che sicuramente manca tremendamente al mondo dei motori è invece Marco Simoncelli. il suo numero 58 è su molti caschi dei piloti o sul braccio o nella livrea delle vetture. Hamilton è Massa parlano anche di quello che è accaduto a Dan Wheldon e tutto diventa più triste. Ma non c'è tempo in Formula uno per fermarsi a pensare, e anche noi delle tv sentiamo il dovere di andare avanti. Mi sto quasi abituando a non avere l'archivio a portata di mano (server morto), c'è solo da prendere da un edit un pezzo, unirlo ad un file che è sul portatile, mettere in piedi una registrazione sul videodisco, incidere un audio, prendere un contributo e andare in onda. Pensate che tenerezza sentire, alla fine di una giornata di questo tipo, la voce dell'innocenza fatta inviato che mi rimprovera di non aver organizzato le cose in maniera appropriata. Riesco a stento a fermare me stesso dal spezzare la scrivania a colpi di microfono.Alla fine mi calmo... Santa innocenza, Santissimo inviato, Beata organizzazione. Chiudo tutto e vado a prendere l'autobus, mi accompagnano Antonio, Ivan ed Andrea....quattro cani per strada. Appunto...

INDIA DAY 3

Giornata intensa. E' giovedì mattina, faccio colazione con un caffè e qualche pasticcino. Lungo la strada il solito caos di auto, motorini, risciò, ape-car e qualche mucca lasciata libera di pascolare sulle 6 corsie d'asfalto che portano al Buddh Circuit. Birsing, I'autista, comincia ad integrarsi col nostro modo di vedere il viaggio: è calmo, fa pochi cambi di direzione e quando si trova in pericolo usa i fari per segnalare la sua presenza; ma si vede che fatica a non mettere le mani sul clacson. Ha due grossi baffi che gli amplificano il sorriso, porta sempre una camicia bianca, sempre ben stirata. Lo riconoscerei tra mille. L'arrivo è subito traumatico, fa caldissimo, ci sono mille cose da fare, il server è strarotto come sempre e sopratutto la macchina del caffè è spenta: non c'è corrente. In altre occasioni sarebbe saltata qualche testa (non per il caffè), molti di noi avrebbero protestato. Ma pure noi ci stiamo abituando al modo indiano di vedere la vita. Ci stiamo così integrando che quando ci incrociamo lungo il TV Compound ci salutiamo gridando BEEEP BEEEEP come se avessimo un clacson in gola. Il lavoro è tanto, molti pezzi da consegnare in tempo brevissimo. E il tempo non basta mai, la notte non ci mette nulla a calare su questa cappa gialla che a stento riesco a chiamare cielo. Oggi l'odore di cane morto è più forte del solito, domando ad un indigeno cosa sia questa puzza e lui ovviamente risponde: "quale puzza?". E' difficile sentire questo fetore se in mezzo a questo miasma ci sei nato. La giornata finisce e come al solito siamo noi del montaggio a chiudere la porta. Salgo sullo shuttle che mi riporta verso Birsing, il nostro autista. Appena sceso gli corro incontro e gli urlo il suo nome. Lui mi guarda e dice:"Who are you?". Ero sicuro che fosse lui, gli occhi i baffi, il sorriso inconfondibile, la camicia stirata bene..... Sono proprio stanco.

giovedì 27 ottobre 2011

INDIA DAY 2

Il circuito.
Il nuovo circuito di Buddh qui in India è sorpendente: nemmeno ha debbuttato ed è già vecchio. Le tribune, le terrazze i giardini, sono tutti coperti da polvere e cartacce. Ci sono delle travi portanti con delle crepe, perdite d'acqua, muretti storti, fango e polvere. I davanzali in vetro sulle terrazze che sovrastano l'arrivo, si muovono pericolosamente, c'è il rischio concreto che qualcuno si ritrovi a cavallo della Ferrari di Massa durante il Pitstop.
La mega tribuna dell'arrivo sembra la copia di quella del circuito di Barcellona. L'unica differenza è l'aspetto sinuoso del tetto che ricorda un'onda, ma a guardarlo bene sembra un errore di calcolo progettuale dell'architetto. Il circuito in se è bello, Ha diversi saliscendi, rigorosamente artificiali. La striscia blu che delimita lo spazio di manovra per i team sembra un quadro surrealista: storta e frastagliata. Il tv compound è un campo di battaglia, le casette che ci ospitano sono piccole e malridotte. Sono i vecchi prefabbricati usati per una passata expo indiana, e qui il tempo scorre troppo velocemente. Entriamo nelle sale di montaggio, tutto è stretto e in disordine. Nell'angolo più lontano della stanza c'è una trappola per scarafaggi in bella mostra. Il server del montaggio è rotto ma qui non c'entra nulla l'India e i suoi ritardi. La porta d'ingresso è in vetro trasparente, pesantissima.
È montata su un rialzo di legno fradicio, traballa pericolosamente. Dopo tre tentativi si stacca dai cardini e viene giu. Fortunatamente riusciamo a salvarla, arriva subito qualche operaio che ricomincia da capo un lavoro fatto male e finito peggio. Di solito questi nuovi circuiti vengono definiti "cattedrali nel deserto", questo lo definirei un abuso edilizio in una discarica. Ma siamo solo a Mercoledi e forse è solo una questione di tempo. Ad Abu Dhabi per esempio il mercoledi prima del debutto, non era pronto nulla, poi invece il venerdi era tutto in ordine, ma qui in India la vedo dura, durissima.

martedì 25 ottobre 2011

INDIA DAY 1


Punto primo: diffidiamo una volta per tutte da coloro che dicono “L’India è bella”. Sono arrivato da 13 ore 12 minuti e una manciata di secondi…. E se non conto i centesimi è perché ho dimenticato il cronometro a casa. Non posso dire che “l’India è bella” perché ho visto tre cose qui a New Dehli, ma se le tre cose che ho visto fanno pena, qualche dubbio sparisce sovrastato da una certezza: cazzo quanto non mi piace questa città! L’aereoporto è decente, funzionale, meglio di Fiumicino e Malpensa (vabbè… che paragone). Un po’ di confusione con i bagagli, abbiamo l’autista, evviva si parte… no…. prima c’è da spostare le lancette sull’ora giusta: tre ore e mezzo di fuso orario in avanti….. possibile? In India tutto è possibile.
Ci aspettano diverse autovetture, bisogna fare dei gruppi, il nostro è fatto già: nell’ultima macchina pronto a partire. E’ buio quando io, Antonio, Andrea e Gianfranco lasciamo l’aereoporto. Non si vede molto ma quel poco è un cazzotto nello stomaco: gente sdraiata sul ciglio della strada con una coperta grigio-sporca come casa. Cani randagi ovunque, topi ovunque, un odore acre che ti perfora il giusto senso del gusto e ti schiaccia contro la poltrona, giro due immagini con un ipod, faccio qualche scatto, un topo salta vicino al cofano WOW! Sono le 5 del mattino ma la strada è piena di luci e clacson, sembra l’uscita di un concerto dei Linkin Park tutti che suonano, ma è un rock troppo sincopato, mi viene da urlare “SILENZIOOOOO!!”
Le corsie di questa specie d’autostrada sono tante ma le auto di più, non c’è nessun senso di rispetto del codice stradale, qui regna la regola della Jungla: passa chi suona per primo. Le ore si accumulano sulla strada, arriviamo ad un albergo carino distante da tutto: dal centro, dal circuito, dalla jungla, dalla civiltà e dall’ignoto. L’Hotel sembra come se fosse caduto dal cielo, come un meteorite: conficcato in una palude tra palta e miseria, Philip Dick è stato de queste parti prima di scrivere la sceneggiatura di Blade Runner. Controlli ovunque, prima un signore con un mitra ci dice “WELCOME IN INDIA” e io dico “azz”. Poi un paio con la pistola ci introducono nei metal detector posti all’ingresso della Hall, un altro controllo mani in alto e gambe aperte, manca solo la doccia fredda e le perquisizioni corporali, ma alla fine siamo dentro al Country INN. Passaporto, firma, chiave elettronica, quarto piano, stanza 425, bagno finalmente, Final….me…nte….
La Camera è grande, grandissima. E’ giorno ormai, sono le 7 di un mattino nebbioso. Alle 8 la nebbia è così fitta che sembra anche dentro la camera. Comincio a nutrire dei dubbi: non è nebbia… infatti e smog.
L’appuntamento è alle 10.00 abbiamo solo questa mezza giornata libera prima di andare al circuito. Birsing il nostro autista, ci aspetta col motore acceso. Si parte verso il centro di New Dehli. Birsing è un bel furbetto, sembra che faccia quello che gli diciamo ma alla fine ci troviamo nel solito market di tappeti. Mi affaccio verso il buon Birsing e lo sfioro con la giusta prepotenza. Gli spiego che non abbiamo voglia di fare il giro spenna-polli (a proposito, ne ho visti 4 sul risciò). E gli spiego anche la differenza tra un turista in vacanza e un turnista in trasferta, Birsing ascolta senza batter ciglio… Non sarà della CIA???
Prima di partire ho visto su Google map il centro di Nuova Dehli sembra un cerchio enorme senza case e tanto verde sbiadito. Poi quando arriviamo ci accorgiamo che “è” un cerchio enorme senza case e tanto verde sbiadito. L’unica costruzione, proprio al centro, è l’Indian Gate, la porta dell’ India: un arco in memoria dei caduti di mille guerre e mille paesi sperduti nel mondo. Tra i nomi colpisce la città di GALLIPOLI. Andrea è Pugliese e sinceramente non ricorda guerre “Gallipuline”…. Infatti la Puglia c’entra poco: il monumento ricorda la battaglia di Gallipoli in Turchia…. Hhaaaaaaa ecco!
Il centro è una delusione: sporco e in disordine, gente che chiede l’elemosina e vende le solite cose. Passiamo altri due o tre siti “storici” un forte rosso, una moschea e qualche tempio, poi finiamo come al solito in un centro commerciale. Si mangia, sono le 4 del pomeriggio, il solito passaggio all’ennesimo hard rock caffè è poi in albergo…. Si, buona notte, Magari! Il traffico e PAZZESCO, non si fa un passo. I motorini strombazzano in mezzo a macchine e camion stracolmi. I centauri più temerari passano anche sui marciapiedi, contromano, senza casco. Ogni tanto qualcuno lo trovi sdraiato per terra o che impreca contro i turisti con la speranza che il pollo di turno abbocchi e apra la macchina. Ci prende sonno sono ore che siamo nel traffico e mentre tutto si confonde tra smog e clacson, dopo 3 ore nel “traffic jam” arriviamo a casa. Si aprono finalmente le porte del nostro albergo-meteorite caduto nella palta. Ci vuole un brindisi, ci vuole un gin tonic, niente cena. Meglio così.