venerdì 28 ottobre 2011
INDIA DAY 3
Giornata intensa. E' giovedì mattina, faccio colazione con un caffè e qualche pasticcino. Lungo la strada il solito caos di auto, motorini, risciò, ape-car e qualche mucca lasciata libera di pascolare sulle 6 corsie d'asfalto che portano al Buddh Circuit. Birsing, I'autista, comincia ad integrarsi col nostro modo di vedere il viaggio: è calmo, fa pochi cambi di direzione e quando si trova in pericolo usa i fari per segnalare la sua presenza; ma si vede che fatica a non mettere le mani sul clacson. Ha due grossi baffi che gli amplificano il sorriso, porta sempre una camicia bianca, sempre ben stirata. Lo riconoscerei tra mille. L'arrivo è subito traumatico, fa caldissimo, ci sono mille cose da fare, il server è strarotto come sempre e sopratutto la macchina del caffè è spenta: non c'è corrente. In altre occasioni sarebbe saltata qualche testa (non per il caffè), molti di noi avrebbero protestato. Ma pure noi ci stiamo abituando al modo indiano di vedere la vita. Ci stiamo così integrando che quando ci incrociamo lungo il TV Compound ci salutiamo gridando BEEEP BEEEEP come se avessimo un clacson in gola.
Il lavoro è tanto, molti pezzi da consegnare in tempo brevissimo. E il tempo non basta mai, la notte non ci mette nulla a calare su questa cappa gialla che a stento riesco a chiamare cielo. Oggi l'odore di cane morto è più forte del solito, domando ad un indigeno cosa sia questa puzza e lui ovviamente risponde: "quale puzza?". E' difficile sentire questo fetore se in mezzo a questo miasma ci sei nato. La giornata finisce e come al solito siamo noi del montaggio a chiudere la porta. Salgo sullo shuttle che mi riporta verso Birsing, il nostro autista. Appena sceso gli corro incontro e gli urlo il suo nome. Lui mi guarda e dice:"Who are you?". Ero sicuro che fosse lui, gli occhi i baffi, il sorriso inconfondibile, la camicia stirata bene..... Sono proprio stanco.
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