
Punto primo: diffidiamo una volta per tutte da coloro che dicono “L’India è bella”. Sono arrivato da 13 ore 12 minuti e una manciata di secondi…. E se non conto i centesimi è perché ho dimenticato il cronometro a casa. Non posso dire che “l’India è bella” perché ho visto tre cose qui a New Dehli, ma se le tre cose che ho visto fanno pena, qualche dubbio sparisce sovrastato da una certezza: cazzo quanto non mi piace questa città! L’aereoporto è decente, funzionale, meglio di Fiumicino e Malpensa (vabbè… che paragone). Un po’ di confusione con i bagagli, abbiamo l’autista, evviva si parte… no…. prima c’è da spostare le lancette sull’ora giusta: tre ore e mezzo di fuso orario in avanti….. possibile? In India tutto è possibile.
Ci aspettano diverse autovetture, bisogna fare dei gruppi, il nostro è fatto già: nell’ultima macchina pronto a partire. E’ buio quando io, Antonio, Andrea e Gianfranco lasciamo l’aereoporto. Non si vede molto ma quel poco è un cazzotto nello stomaco: gente sdraiata sul ciglio della strada con una coperta grigio-sporca come casa. Cani randagi ovunque, topi ovunque, un odore acre che ti perfora il giusto senso del gusto e ti schiaccia contro la poltrona, giro due immagini con un ipod, faccio qualche scatto, un topo salta vicino al cofano WOW! Sono le 5 del mattino ma la strada è piena di luci e clacson, sembra l’uscita di un concerto dei Linkin Park tutti che suonano, ma è un rock troppo sincopato, mi viene da urlare “SILENZIOOOOO!!”
Le corsie di questa specie d’autostrada sono tante ma le auto di più, non c’è nessun senso di rispetto del codice stradale, qui regna la regola della Jungla: passa chi suona per primo. Le ore si accumulano sulla strada, arriviamo ad un albergo carino distante da tutto: dal centro, dal circuito, dalla jungla, dalla civiltà e dall’ignoto. L’Hotel sembra come se fosse caduto dal cielo, come un meteorite: conficcato in una palude tra palta e miseria, Philip Dick è stato de queste parti prima di scrivere la sceneggiatura di Blade Runner. Controlli ovunque, prima un signore con un mitra ci dice “WELCOME IN INDIA” e io dico “azz”. Poi un paio con la pistola ci introducono nei metal detector posti all’ingresso della Hall, un altro controllo mani in alto e gambe aperte, manca solo la doccia fredda e le perquisizioni corporali, ma alla fine siamo dentro al Country INN. Passaporto, firma, chiave elettronica, quarto piano, stanza 425, bagno finalmente, Final….me…nte….
La Camera è grande, grandissima. E’ giorno ormai, sono le 7 di un mattino nebbioso. Alle 8 la nebbia è così fitta che sembra anche dentro la camera. Comincio a nutrire dei dubbi: non è nebbia… infatti e smog.
L’appuntamento è alle 10.00 abbiamo solo questa mezza giornata libera prima di andare al circuito. Birsing il nostro autista, ci aspetta col motore acceso. Si parte verso il centro di New Dehli. Birsing è un bel furbetto, sembra che faccia quello che gli diciamo ma alla fine ci troviamo nel solito market di tappeti. Mi affaccio verso il buon Birsing e lo sfioro con la giusta prepotenza. Gli spiego che non abbiamo voglia di fare il giro spenna-polli (a proposito, ne ho visti 4 sul risciò). E gli spiego anche la differenza tra un turista in vacanza e un turnista in trasferta, Birsing ascolta senza batter ciglio… Non sarà della CIA???
Prima di partire ho visto su Google map il centro di Nuova Dehli sembra un cerchio enorme senza case e tanto verde sbiadito. Poi quando arriviamo ci accorgiamo che “è” un cerchio enorme senza case e tanto verde sbiadito. L’unica costruzione, proprio al centro, è l’Indian Gate, la porta dell’ India: un arco in memoria dei caduti di mille guerre e mille paesi sperduti nel mondo. Tra i nomi colpisce la città di GALLIPOLI. Andrea è Pugliese e sinceramente non ricorda guerre “Gallipuline”…. Infatti la Puglia c’entra poco: il monumento ricorda la battaglia di Gallipoli in Turchia…. Hhaaaaaaa ecco!
Il centro è una delusione: sporco e in disordine, gente che chiede l’elemosina e vende le solite cose. Passiamo altri due o tre siti “storici” un forte rosso, una moschea e qualche tempio, poi finiamo come al solito in un centro commerciale. Si mangia, sono le 4 del pomeriggio, il solito passaggio all’ennesimo hard rock caffè è poi in albergo…. Si, buona notte, Magari! Il traffico e PAZZESCO, non si fa un passo. I motorini strombazzano in mezzo a macchine e camion stracolmi. I centauri più temerari passano anche sui marciapiedi, contromano, senza casco. Ogni tanto qualcuno lo trovi sdraiato per terra o che impreca contro i turisti con la speranza che il pollo di turno abbocchi e apra la macchina. Ci prende sonno sono ore che siamo nel traffico e mentre tutto si confonde tra smog e clacson, dopo 3 ore nel “traffic jam” arriviamo a casa. Si aprono finalmente le porte del nostro albergo-meteorite caduto nella palta. Ci vuole un brindisi, ci vuole un gin tonic, niente cena. Meglio così.
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