giovedì 27 ottobre 2011

INDIA DAY 2

Il circuito.
Il nuovo circuito di Buddh qui in India è sorpendente: nemmeno ha debbuttato ed è già vecchio. Le tribune, le terrazze i giardini, sono tutti coperti da polvere e cartacce. Ci sono delle travi portanti con delle crepe, perdite d'acqua, muretti storti, fango e polvere. I davanzali in vetro sulle terrazze che sovrastano l'arrivo, si muovono pericolosamente, c'è il rischio concreto che qualcuno si ritrovi a cavallo della Ferrari di Massa durante il Pitstop.
La mega tribuna dell'arrivo sembra la copia di quella del circuito di Barcellona. L'unica differenza è l'aspetto sinuoso del tetto che ricorda un'onda, ma a guardarlo bene sembra un errore di calcolo progettuale dell'architetto. Il circuito in se è bello, Ha diversi saliscendi, rigorosamente artificiali. La striscia blu che delimita lo spazio di manovra per i team sembra un quadro surrealista: storta e frastagliata. Il tv compound è un campo di battaglia, le casette che ci ospitano sono piccole e malridotte. Sono i vecchi prefabbricati usati per una passata expo indiana, e qui il tempo scorre troppo velocemente. Entriamo nelle sale di montaggio, tutto è stretto e in disordine. Nell'angolo più lontano della stanza c'è una trappola per scarafaggi in bella mostra. Il server del montaggio è rotto ma qui non c'entra nulla l'India e i suoi ritardi. La porta d'ingresso è in vetro trasparente, pesantissima.
È montata su un rialzo di legno fradicio, traballa pericolosamente. Dopo tre tentativi si stacca dai cardini e viene giu. Fortunatamente riusciamo a salvarla, arriva subito qualche operaio che ricomincia da capo un lavoro fatto male e finito peggio. Di solito questi nuovi circuiti vengono definiti "cattedrali nel deserto", questo lo definirei un abuso edilizio in una discarica. Ma siamo solo a Mercoledi e forse è solo una questione di tempo. Ad Abu Dhabi per esempio il mercoledi prima del debutto, non era pronto nulla, poi invece il venerdi era tutto in ordine, ma qui in India la vedo dura, durissima.

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