venerdì 6 luglio 2012

G8 - GENOVA - Un tuffo nel passato

Dopo circa 11 anni si chiude una brutta storia fatta di sangue e terrore. Il capo della Polizia Manganelli ha cambiato tutti i vertici dirigenziali responsabili dell'ordine pubblico a Genoa per il G8 del 2001. Lo so, suona strano che io parli di politica e del G8, ma il 2001 è stato un passaggio importantissimo della mia vita lavorativa e non.
Era un periodo nero, non riuscivo a fare una trasferta e il conto in banca era rosso fuoco come il sole che preannunciava un'estate troppo calda. Ero reduce da un incidente in bici che mi aveva sbattuto in ospedale per 2 mesi con un trauma cranico, 60 punti in faccia, la lesione del nervo acustico dell'orecchio destro, tanta rabbia, niente sigarette e una smania di voler essere ancora me stesso. Una lunga degenza a casa mi aveva scaraventato fuori dalla Formula 1 e dai grandi eventi come Mondiali ed Olimpiadi e l'anno 2001 era gia di per se arido di eventi sportivi.... Ho pensato:"mi butto in politica". Careri, il mio capo, cercava disperatamente montatori per il G8 di Genova. Mi chiese se volevo andare quasi con distacco, era sicuro di un mio "no" categorico. E invece accettai pur sapendo che non sarebbe stata una passeggiata. La squadra era imponente, c'erano tecnici provenienti da tutta Italia, molti amici che subito furono sorpresi di vedermi lì. Il piano per la copertura televisiva non finiva certo tra i confini dell'Italia. La Rai doveva fare da Host broadcaster per centinaia di giornalisti venuti da ogni parte del mondo. L'IBC era dentro la zona rossa e tutto era preparato nei minimi dettagli.
 C'era poi un gruppo che doveva seguire i cortei che di li a domani sarebbero sfilati per le vie di una Genova svuotata e surreale. Io facevo parte di una di queste squadre: un capotecnico, un mixer video, un audio, un montatore (io), un operatore e due specializzati. Ero un ospite e anche molto ingombrante, il pulman era piccolo e la mia attrezzatura mobile faceva straripare di rabbia un po' tutti.

Il 19 luglio eravamo vicino al nostro hotel, nella zona gialla, quella di prefiltraggio, almeno così ci era stato detto. Le cose sono andate subito male, la zona gialla era pura teoria, la polizia era rinchiusa nella zona rossa, poche pattuglie appena fuori dai cancelli e noi, lasciati soli e senza scorta, a guardare una folla immensa che come un fiume passava ai fianchi del nostro pulman. Tra i manifestanti c'era anche un amico, ci siamo salutati. L'ho subito messo in guardia perchè c'era un aria strana, il fatto che un intera fetta della città fosse stata abbandonata dai controlli non era certo normale. Valentino, il mio amico, era con la sua ragazza. Non so se sono riuscito a convincere lui e la sua donna , gli ho detto solo di andare lontano da Genova, era ovvio che tutto sarebbe degenerato, ma la realta avrebbe superato ogni mia immaginazione il giorno dopo.

La mattina del 20 il telefono squilla in continuazione: il capo, gli operatori, i giornalisti, mia moglie, mia madre.... tutti vogliono sapere dove sono. Cominciano gli scontri, fortunatamente lontano dalla mia zona. La città e tagliata dai cortei, non si capisce nulla. Molte delle regie satellite, distribuite in tutta Genoa, sono troppo distanti dai disordini. Le troupe arrivano tutte sul mio pulman, o meglio, arrivano solo dei ragazzi in motorino che portano cassette video con le immagini dei nostri operatori. Non faccio in tempo a metter su il primo nastro che il Tg3 lo butta in diretta. I disordini sono a 5 isolati dal pulman ma la regia di Roma manda il sottopancia indicando proprio la via dove è parcheggiato il mio mezzo. Subito risquilla il telefono, è
mia madre che mi urla:"SCAPPA SONO VICINO A TE!!!".... Cuore di mamma, la tranquillizzo e continuo a metter su nastri sempre più cruenti. Non sono abituato a fare questo lavoro ai Tg e infatti faccio confusione. Non distinguo gli operatori e mando in onda le immagini del Tg1 nel Tg3 e del tg2 faccio un mix. Per le immagini del corrispondente del Tg3 faccio ancora di più: taglio ogni suo commento in presa diretta e lascio solo le immagini a parlare.
Tra queste scene di assurda follia, sangue e nebbia di fumogeni, esce con forza la voce di un uomo stempiato che urla con voce strazziata:"SONO UN MEDICO!" Ha le mani rosso sangue, uno squarcio sulla testa e la polizia che non riesce a distinguere il bene dal male. Decido di buttarla in onda. Subito dopo squilla a tutti noi il telefonino: si parla di un morto. Tutto diventa più caotico e asfissiante. Il silenzio cala inesorabilmente nel pulman e ogni rumore esterno viene percepito come pericolo. Le edizioni dei Tg si sovrappongono, arrivano i primi giornalisti, non distinguo più le immagini, le cassette sul tavolo della regia sono tantissime, arriva mezzanotte e ancora sto montando. Stremato torno in albergo alle due e trovo nella hall il mio amico Claudio. Ha lavorato per 14 ore dentro la zona rossa, lui ha l'albergo appena fuori Genova e gli scontri non gli hanno permesso di tornare nel suo hotel. Facciamo un giro di birra al bar prima di andare a dormire, per fortuna la mia camera è grande e con due letti. E ovvio che si parli di questo ragazzo, Carlo Giuliani. Le immagini della sua morte fanno il giro del Mondo ed è un colpo troppo basso per riuscire a dormire. E domani si torna in prima linea.....

mercoledì 20 giugno 2012

Gp Valencia

Di solito non scrivo mai il primo giorno, perchè il viaggio, di solito, è sempre lo stesso, dovunque uno sia diretto. Ma oggi riprendo a seguire la Formula 1 dopo un lungo periodo d'assenza e il viaggio ha un sapore diverso. Sono a bordo di un A320, posto 10A, strano pure questo: non scelgo mai il finestrino, eppure. Eppure ho un amarezza che non so spiegare e che nemmeno la scelta tra "dolce o salato" dello stewart riesce a placare, scelgo il salato e da bere arancia rossa. È ovvio che dopo 19 anni in Formula 1 sapere che questo è forse l'ultimo gp di Valencia a cui parteciperó è una botta tremenda. La mia compagnia purtroppo non è riuscita a spuntarla nell'acquisizione dei diritti sulla Formula 1. E anche se ci sono persone e che si sbracciano nel rassicurare che niente cambierà, dopo due decenni d'esperienza, ho imparato a diffidare delle parole, rispettandole sempre e comunque.... Verba volant e ca' nisciuno e fess', non era proprio così. Esco un momento dal filo, ma chi è abituato a leggere le mie divagazioni mi capisce. Non capisco invece perchè certi salatini che vengono distribuiti sugli aerei non si trovino a terra: troppo buoni! Ne prendo un altro. Di solito Valencia é anche un momento per ritrovarsi,tutti approfittano dell'occasione per portare la famiglia. Invece mi trovo seduto solo in quest'aereo sul posto 10A, circondato da orde di ragazzini usciti da qualche istituto, con la mia famiglia a terra ad aspettare il mio ritorno. Non ho trovato uno straccio di volo, tutto pieno. Sarà colpa degli ottimi salatini? Passa lo stewart e tento di conquistare il terzo pacchetto, mi guarda con disprezzo, abbozzo una faccia da labrador affamato mah, ma lui non ci casca e tira dritto. Vorrei gridare: "Perchè? Perchè?!?" desisto. Mi sporgo un attimo e guardo dal finestrino, il posto 10 è proprio sull'ala. Il cielo e azzurro come sempre in quota, mentre sotto non si vede nulla di più di una coltre di nubi interminabile, in Italia il tempo mette al peggio. È curioso vedere tutto quest'immenso che stranamente non cambia di una virgola, anche l'aereo non sobbalza, non si muove nemmeno il goccio d'arancia rossa nel mio bicchiere, forse invece di partire son dipartito? Aspetto che finiscano le nubi mentre butto giù l'ultimo sorso del bicchiere, mi sistemo un po' il colletto della camicia nell'attesa dell'atterraggio. Finiti i salatini, finita l'aranciata, torna l'amarezza e con essa il distacco. Non c'è niente da fare, è come un tarlo che s'insinua nella testa. "Eh si forse è l'ultima Valencia". Lo dico ad alta voce e subito un tipo con vari sponsor sulla maglietta rilancia: "Anche perchè Valencia non è in calendario per il 2013". Ci scappa una risata, poi il solito tonfo che annuncia l'atterraggio. Torna il buon umore, prendo la borsa dalla quale scorgo un tubo blu: eh si, ho comprato uno zaino supertecnico per la corsa! Uno di quelli con la borraccia incorporata, devo provarlo subito. Il tempo di aspettare la solita valigia che non esce dal baggage claim e saró in strada. L'amarezza scivola via come se fosse acqua nel mio zaino nuovo, perchè la cosa importante nella vita è solo correre. Ma se poi la valigia non arriva? Porca puttana non è arrivata la valigia! Quant'amarezza.... Mavvaff...

domenica 22 aprile 2012

Gran Premio del Bahrain - L'istinto rimosso

Il giorno del Gran Premio Inizia la mattina presto figuriamoci qui in Bahrain. Leggo un articolo sul solito mensile che mi accompagna ad ogni trasferta. Sono a pagina 42, si parla di empatia, che bella cosa sarebbe se ognuno di noi ne avesse un po' di più. Volevo andare a correre ma qui a Manama la situazione non è tranquilla. La notte scorsa c'è stata una vittima, l'autostrada che taglia il deserto unendo il circuito e la capitale, è stata occupata dai manifestanti. Di solito passo per l'isola di Sitra e invece ieri ero proprio lì. Ho attraversato i tumulti in un silenzio innaturale, il fuoco invadeva tutta la corsia opposta, la polizia era ovunque. Brutta storia.
Ho dei lavori da fare e decido di andare prima a lavoro, abbandono la lettura a metà e vado in macchina con Filippo, Franco e l'impassibile Bort. Si scherza un po' ma si ripassano anche gli ultimi post di twitter per vedere la via più sgombra, decidiamo per Sitra. La strada è libera, non c'è traffico, la gente è rintanata in casa. Le scritte della protesta sui muri della citta sono state cancellate con un colore nero orribile, tutto tace. Il caldo non opprime più di tanto, forse è l'unica cosa che apprezzo oggi. Mentre si scaldano i motori per la partenza scarto l'ultima cialda di caffè a disposizione del gruppo, traserta nervosa. La partenza è esaltante, le Ferrari danno l'idea di valere più di quanto si possa sperare ma è un miraggio che dura metà gara. Immenso Raikkonen come sempre, vola fino al secondo posto ed è come un tarlo nella testa di un Vettel preoccupato della sua leadership. Si vede una Force India sullo schermo, meno male. Giovedi scorso alcuni meccanici si sono trovati in mezzo agli scontri e la squadra indiana ha deciso di non partecipare alle seconde libere del venerdi. Non c'è niente che possa provarlo ma stranamente le vetture di Hulckenberg e Di Resta sono state ignorate per tutte le qualifiche.... Rappresaglia mediatica? Spero di no. Intanto Vettel taglia il traguardo con Raikkonen che segue a pochi metri. Grande Lotus anche perchè Grosjean è pure lui sul podio. I pezzi da montare sono tanti e non mancano momenti di tensione tra me e i tecnici del master control. Proprio quando sto mandando l'ultimo invio, un classico: salta l'energia e gli Avid si spengono come le mie speranze di una pasto caldo. Non scrivo quanti santi ho staccato dalla parete della mia pazienza.
Alla fine torno in Hotel stanco ma felice. Era importante che tutto andasse bene, ed è stato fondamentale avere due grandi amici come Marco e Andrea vicino.
Mentre apro la porta della mia immensa stanza d'albergo penso a quanto sia stato assurdo venire qui. Ho ancora negli occhi le immagini di una trasferta difficile: le fiamme in autostrada, i blindati schierati alle porte della città di Sitra, il filo spinato che chiude piazza della Perla. Riprendo il mio giornale la pagina è la stessa 42. La lettura è interessante, dei ricercatori dell'università di Chigago, in alcuni test di laboratorio, hanno messo dei topi di fronte a due alternativre: mangiare cioccolata o liberare un compagno imprigionato in un tubo. 23 topi su 30 hanno preferito liberare prima il compagno e poi condividere la cioccolata. I risultati indicano che l'empatia, la condivisione della sofferenza altrui, sia molto antica e radicata in ogni specie vivente. Il comportamento risalirebbe a 60 milioni di anni fa, quando primati e roditori avevano un antenato comune. Penso che tristezza, 60 milioni di anni cancellati nello spazio di un Gran Premio. Come al solito il circo della Formula Uno ha preferito mangiare la "cioccolata" che liberare un popolo indifeso.

martedì 17 aprile 2012

Gp Cina - Shanghai

E’ difficile poter aggiornare un blog quando la maggior parte del tempo non si ha accesso ad internet (il governo Cinese blocca la maggior parte dei siti più diffusi) ma ci provo ora. Sono in albergo, di fronte c’è il Four Season, mega hotel che ha ospitato la Ferrari in questo weekend amaro per la rossa. E’ Lunedì mattina, sono a pezzi. Ho un forte raffreddore e scrivo al ritmo di una tosse fastidiosa. Sono gli effetti di un Gran Premio duro, il container che ospitava le postazioni di montaggio era esposto al vento e in ombra. Ho anche toppato alla grande la valigia: niente maglioncini salva vita e qui ha fatto veramente freddo. Quando sto male dò il peggio di me a lavoro, divento insofferente e perdo il controllo al primo intoppo e di problemi ce ne sono stati, scusa Andrea. Non è stato facile nemmeno l’approccio con il nuovo Server di montaggio, come ogni vettura nuova ha bisogno di un tempo di rodaggio, ma stiamo parlando di una macchina collaudata e vedere Marco che spacca una sedia per la rabbia di un Avid che non cammina, non è bello. Succede pure questo e molto altro che però non posso scrivere, ed è un peccato non poter raccontare tutte le cavolate che si sentono nel nostro container e qui ci sono stati momenti a dir poco esilaranti… Mi affaccio alla finestra, non c’è più la folla rossa che accalcava l’ingresso del Four Season, la Ferrari ha già lasciato l’albergo ed è in viaggio per il Bahrain. Devo come al solito fare i complimenti ad Alonso che con una Ferrari lenta è riuscito a portare a casa un paio di punti, a Manama temo il peggio, Massa è come il meteo di una paese di montagna: non pervenuto. La Ferrari purtroppo paga una velocità di punta troppo bassa per poter lottare con i primi, Fernando addirittura rinunciava ad attaccare sul dritto, tant’è che l’unico errore l’ha commesso proprio nel tentativo di sorpasso a Maldonado in curva, ma che coraggio! Bravo. E non mi piace sentire che era sbagliata la strategia: una strategia è vincente se sia ha una macchina vincente, mica è sempre Malesia! I complimenti vanno tutti alla Mercedes di Rosberg, velocissima e imprendibile. Il mago Ross Brawn ci ha messo del suo facendo fermare solo due volte al box il giovane Nico, tutti gli altri big ne hanno fatte tre. Button poi ha avuto problemi ad una gomma durante l’ultimo cambio gomme, ma secondo me non sarebbe comunque riuscito a vincere, ottimo secondo posto, bravo pure Hamilton terzo. Troppo forti oggi le frecce d’argento, peccato per Schumacher che si è dovuto fermare per un problema tecnico avuto al pit-stop, ma le due Mercedes non erano proprio uguali: Rosberg aveva una versione con un buco enorme sul muso. Ho cercato di farlo notare a qualcuno, ma non c’era l’ingegner Bruno e non c’è stato modo di poter spiegare cosa fosse e a cosa servisse (magari è solo un'apertura per far entrare più aria nell'abitacolo... boh).
il foro comunque a qualcosa è servito, perché va bene fare la pole, ma battere in qualifica un campione come Michael, con un tentativo in meno, è esagerato (e Schumacher qui era forte). Insomma la Mercedes è la macchina da battere da ora in poi. Non consuma più le gomme come in Australia e Malesia, è in continua evoluzione e soprattutto non aspetta le gare Europee per modificare la vettura. I tedeschi non perdono tempo prezioso sono molto reattivi ed hanno un ingegnere in gamba come Aldo Costa per seguire lo sviluppo tecnico…. C’è da mordersi le mani.
Sono le otto e la sveglia suona, non ho dormito come al solito. Non riesco a riposare con l’aria condizionata, la moquette e la stanza sigillata. In albergo tengo sempre la finestra aperta, ma qui c’è un cantiere enorme che sbraita a pochi metri dalla mia stanza. Sabato poi avevo messo la sveglia alle due e quaranta perché volevo vedere Udinese-Inter. Appena mi sono collegato alla rete è arrivata la notizia di Morosini. Non si può morire su un campo di calcio ai giorni nostri. Ho chiuso il PC e mi sono messo a pensare sul letto. Ho fatto un cumulo coi cuscini e ho cercato d’immaginare cosa potesse essere la vita per un ragazzo di venticinque anni, reso orfano da piccolo con il fratello che si suicida e una sorella disabile da aiutare. Ognuno di noi ha un qualcosa di assolutamente necessario per poter dare un significato tangibile alla nostra vita e sicuramente il gioco del calcio era tutto per Pier Mario Morosini. Ma il prezzo che ha pagato non ha confronti, e vien voglia di spaccare il mondo in due per vedere se c’è dentro un altro Dio disposto a far in modo che non accada più tutto questo.

mercoledì 11 aprile 2012

Shanghai day 1 - come fosse Roma

La Formula uno riparte ed io con lei, respiro di nuovo. Terzo appuntamento della stagione, Gran Premio della Cina, ho saltato i primi due Gp di Australia e Malesia perchè era il compleanno di mio figlio Marco, 18 anni passano una volta sola nella vita, auguri! Sono appena atterrato tra la nebbia pomeridiana di una sorprendente Shanghai. Ero venuto qui alla prima edizione, nel 2004, questa è la seconda volta che metto piede in Cina. La strada che dall'aereoporto conduce al Bund, il centro della città, è disseminata di tralicci dell'alta tensione, deve esserci una bella centrale nucleare nei dintorni, wow! Il paesaggio è anonimo e di periferia. Ogni 500 metri scatta una flash sopra all'auto di Fenjo, il nostro autista. La compagnia è la solita, innesto più innesto meno. I pulmini sono due e questo crea subito una onesta e sacrosanta selezione: i buoni da una parte, i cattivi dall'altra. Io sempre tra i cattivi, giusto così. L'aria nel pulman è fredda e rarefatta, sembra di essere in cima all'Everest eppure Shanghai è sul mare. Chiedo con gentile irritazione di abbassare il climatizzatore a Fenyo o Fenju o come diavolo si chiami, ho un principio di congelamento allo manoh dessfra e si vedhe. L'uscita dal pulman sembra come il tappo di champagne l'ultimo dell'anno: tutti ad assaltare la Hall dell'albergo, finalmente fa caldo. La stanza è al 23* piano, ha la forma di anfiteatro. Molto grandi le finestre che danno sull'ennesimo megacantiere, sembra di essere su Discovery channel. Scatto una foto disturbato da un rumore di ferraglia e stantuffi che s'insinua tra i vetri spessi della stanza, stanotte non si dorme, infatti scrivo. Nell'oscurità il cantiere ha il ritmo di una marimba stonata, l'alba invece saluta una sinfonia di ruspe e camion che spacca i timpani anche al 23* piano, penso a Marco Palozzo che è al 9*. Inutile aspettare il suono della sveglia mi alzo, metto le scarpe e scendo in palestra, soliti volti: Franco sulla Cyclette a sgobbare, Sandro sui pesi a spingere. Imposto una corsa leggera (non conosco altri ritmi) e faccio il primo chilometro avvolto in un ghibli di aria gelata che vortica da tutte le pareti, questi cinesi sono pazzi! Vivono contenti in celle frigorifere adibite a stanze! Vado in strada, meglio così. Correre per le vie di Shanghai è come pretendere di volare senza avere le ali: impossibile... Ma ci provo. Scarto pedoni da tutte le parti tenendo sulla mano destra la mappa di una città spaccata da un fiume enorme: lo Huangpu. Le endorfine stanno facendo il giusto effetto, mi convinco del fatto che Shanghai (sulla carta) assomigli in maniera sorprendente a Roma e infatti dopo dieci minuti sono perso, come a Roma! Finalmente incontro il fiume e incomincio a seguirlo. C'è troppa nebbia per vedere i grattacieli di Shanghai ed orientarsi, al Chilometro NOVE decido di chiedere istruzioni e lì capisco di aver seguito il fiume sbagliato: sono sullo Suzhou e vado in direzione opposta al centro, Porkputt! Non fa male, non fa male... Fa malissimo. Finalmente arrivo sulla riva giusta, il fiume Huangpu è gigantesco e c'è un traffico incredibile di navi di tutte le misure ma tutte dello stesso color ruggine, come diavolo ho fatto a confondermi con la maranella dello Suzhou? Mistero mandorlato. Mi fermo a scattare una foto sulla riva all'Oriental Pearl Tower, avvolta da una fitta nebbia mista a smog e poi proseguo. Al chilometro 10 sono sul traghetto e col cavolo che spengo il mio contapassi col gps, realizzo il chilometro più veloce stando fermo, mangio una cosa e bevo per riprendere tono. La "Perla dell'Oriente" vista da sotto è sorprendente c'è una fila enorme per entrare, tant'è che rinuncio. Faccio due foto col cellulare anche se sono in controluce e non intendo girare intorno ad un edificio alto 468 metri, sono pazzo ma mica del tutto! Ho un po' di raucedine quando faccio ritorno sul traghetto, vorrei liberare la gola ma sinceramente mi fa vomitare sputare per terra o in acqua, cosa che invece è d'uso qui in oriente, sputano tutti! Donne, bambini, vecchi, giovani sposini. Tutti si affrettano alla balaustra del traghetto per mandare il loro contributo al biondo fiume. Mi affaccio e di "Biondo" c'è poco. Nell'acqua putrida galleggia di tutto: scarpe, alberi, cibo putrescente, buste e cartacce, penso ai "due cervi" di Verdone... Sorrido, mi guardo attorno e tutti si mettono a ridere e a fare inchini imbarazzanti... per me. Sbarco sulla riva a sinistra e mi accorgo di non avere più forze per il ritorno mi appoggio un secondo ad un toro di bronzo e poi riprendo la strada. Alterno la corsa al cammino veloce, passando tra i negozi della Nanjing Road. I brand alle vetrine sono sempre gli stessi di via del Corso a Roma , c'è solo più caos. Dalla Nanjing Road si apre la People Square, la piazza del Popolo e allora riprendo la cartina con ottimismo, sempre più convinto delle somiglianze con la città eterna: anche via del Corso finisce a Piazza del Popolo! Guardo il gps che segna impietoso i quindici chilometri pù lenti da quando corro, pazienza. Giro per tornare in albergo su Remin road che ospita il Gran teatro e il municipio. C'è una folla enorme che blocca completamente il cammino, gente col megafono cerca di fare un po' d'ordine ma è impossibile. Salto letteralmente la fila passando sopra a delle transenne sorvegliate da un poliziotto col suo bel manganello nero. Mi guarda benevolo agitando con stile il bastone e mi lascia proseguire. Finalmente, dopo 16 km scarsi sono a casa in albergo. La città è ormai sveglia (si fa per dire) è ora di fare una doccia e di andare a lavoro. Guardo dalla finestra il cratere sotto l'albergo. Il cantiere sembra un mostro d'acciaio e cemento che cresce ogni minuto. La giornata deve ancora iniziare e sono sfranto, mi guardo allo specchio con gli occhi socchiusi e spenti... Cazzo! Sembro un Cinese! Ecco il motivo per cui gli orientali hanno gli occhi a mandorla: dormono troppo poco! P.s. Avrei voluto pubblicare questo post appena arrivato, ma stranamente è bloccato l'accesso al blog di Google, a Facebook e a Youtube..... Shanghai sembra Roma, ma solo sulla carta. E se gli orientali dormono poco, i Cinesi non dormono affatto.

venerdì 17 febbraio 2012

Formula 1 - Test Jerez - inizia la sfida.

Jerez de la frontera
I primi test della Formula 1 sono i più importanti, se qualcuno va lento ora non sarà sul podio alla prima gara. Jerez si presenta al mondo dei motori con un sole timido e nuvole nere all'orizzonte. Le squadre hanno esibito i loro gioielli in forma statica nei giorni precedenti, la maggior parte solo sul web, ora si accendono i motori. Devo dire che mi ha sorpeso la Ferrari per un muso molto strano. La sorpresa peró è durata poco: tutte le vetture hanno lo stesso profilo a naso di pugile, tranne la mclaren. La rossa monta sospensioni a geometria pull rod, ed è l'unica a farlo anche sull'avantreno. È una soluzione strana, datata. Erano anni che non si vedeva in formula uno, speriamo che funzioni. Spero che funzioni soprattutto per mandare in temperatura gli pneumatici Pirelli, altrimenti sono guai. La Mclaren invece mi ha un po' deluso. Pensavo facesse tesoro della vecchia vettura. Mi piaceva molto La zona dei radiatori, con quelle forme scavate. Pensavo che avrebbero estremizzato ancor di più il progetto e invece sono tornati a linee molto piú morbide. Red Bull come al solito bellissima, muso da pugile con annesso buco d'areazione sullo scalino.... Un altro f-duct?
Aspetto con ansia di vedere i primi riscontri cronometrici, come ho detto chi fa il tempo a Jerez vince in Australia. Ed ecco la pioggia di dati che allaga la sala stampa. La Lotus è velocissima! In tutte le condizioni: gomma morbida e media. La Ferrari non stacca tempi interessanti. Massa è lento, la macchina è molto scorbutica in entrata e in uscita di curva (monta peró le dure). Sembra che soffra di sottosterzo e la conferma arriva da Felipe che in conferenza dice il contrario.... Grande la Ferrari. Grande Alonso soprattutto, entra in macchina al day3 e dispone subito modifiche al servosterzo che obbligano la rossa a lunghi stop al box. Ci si mette pure qualche problema idraulico, la Ferrari si becca anche qualche fischio di disapprovazione dei 40.000 tifosi sugli spalti. Lo Spagnolo si butta in pista a metà sessione con gomma morbida. Sono all'ultima curva, era lì che Massa perdeva la sua sicurezza nell'entrare in curva. Le gomme morbide aiutano Alonso a disegnare meglio la traiettoria e a scappare via veloce verso il suo miglior tempo. La macchina sembra più stabile e sicuramente lo spagnolo ha dato le giuste coordinate per le modifiche d'assetto. È un piacere vedere in cima alla lista dei tempi la Ferrari. L'ultimo giorno qui a Jerez regala sorrisi e una concretezza di Alonso non solo in pista ma anche in conferenza stampa. I tempi dicono alla fine di una Ferrari in leggero ritardo sulla Redbull, circa un secondo per ogni mescola. In Australia ci saranno delle sorprese con una Lotus al quarto posto se non da podio, Mclaren permettendo. Me ne vado da Jerez soddisfatto con un solo dubbio: la mercedes. La squadra tedesca è scesa in pista con la vettura vecchia. Schumacher e Rosberg, hanno effettuato solo test per saggiare i nuovi pneumatici Pirelli, ma poi salta fuori un buco sospetto sul muso delle frecce d'argento. Chissà cosa avranno escogitato Ross Brawn e Aldo Costa? Le cose sono due: o sono in ritardo, o si nascondono perchè hanno una gran macchina.
Scusate il ritardo, pubblico solo oggi il mio racconto. Approfitto per fare un in bocca al lupo ad un grande pilota: Jarno Trulli. L'unico che quando mi vedeva girovagare in pitlane mi salutava chiamandomi per nome. I soldi non sono tutto, ma Petrov ne ha molti dietro le spalle e in tasca. Diciamo che non guidare questa Caterham sarà per Trulli una liberazione, ma non avere nemmeno un pilota italiano al via di questa stagione di Formula 1, è una tristezza assoluta.