E’ difficile poter aggiornare un blog quando la maggior parte del tempo non si ha accesso ad internet (il governo Cinese blocca la maggior parte dei siti più diffusi) ma ci provo ora. Sono in albergo, di fronte c’è il Four Season, mega hotel che ha ospitato la Ferrari in questo weekend amaro per la rossa. E’ Lunedì mattina, sono a pezzi. Ho un forte raffreddore e scrivo al ritmo di una tosse fastidiosa. Sono gli effetti di un Gran Premio duro, il container che ospitava le postazioni di montaggio era esposto al vento e in ombra. Ho anche toppato alla grande la valigia: niente maglioncini salva vita e qui ha fatto veramente freddo. Quando sto male dò il peggio di me a lavoro, divento insofferente e perdo il controllo al primo intoppo e di problemi ce ne sono stati, scusa Andrea. Non è stato facile nemmeno l’approccio con il nuovo Server di montaggio, come ogni vettura nuova ha bisogno di un tempo di rodaggio, ma stiamo parlando di una macchina collaudata e vedere Marco che spacca una sedia per la rabbia di un Avid che non cammina, non è bello. Succede pure questo e molto altro che però non posso scrivere, ed è un peccato non poter raccontare tutte le cavolate che si sentono nel nostro container e qui ci sono stati momenti a dir poco esilaranti… Mi affaccio alla finestra, non c’è più la folla rossa che accalcava l’ingresso del Four Season, la Ferrari ha già lasciato l’albergo ed è in viaggio per il Bahrain. Devo come al solito fare i complimenti ad Alonso che con una Ferrari lenta è riuscito a portare a casa un paio di punti, a Manama temo il peggio, Massa è come il meteo di una paese di montagna: non pervenuto. La Ferrari purtroppo paga una velocità di punta troppo bassa per poter lottare con i primi, Fernando addirittura rinunciava ad attaccare sul dritto, tant’è che l’unico errore l’ha commesso proprio nel tentativo di sorpasso a Maldonado in curva, ma che coraggio! Bravo. E non mi piace sentire che era sbagliata la strategia: una strategia è vincente se sia ha una macchina vincente, mica è sempre Malesia! I complimenti vanno tutti alla Mercedes di Rosberg, velocissima e imprendibile. Il mago Ross Brawn ci ha messo del suo facendo fermare solo due volte al box il giovane Nico, tutti gli altri big ne hanno fatte tre. Button poi ha avuto problemi ad una gomma durante l’ultimo cambio gomme, ma secondo me non sarebbe comunque riuscito a vincere, ottimo secondo posto, bravo pure Hamilton terzo. Troppo forti oggi le frecce d’argento, peccato per Schumacher che si è dovuto fermare per un problema tecnico avuto al pit-stop, ma le due Mercedes non erano proprio uguali: Rosberg aveva una versione con un buco enorme sul muso. Ho cercato di farlo notare a qualcuno, ma non c’era l’ingegner Bruno e non c’è stato modo di poter spiegare cosa fosse e a cosa servisse (magari è solo un'apertura per far entrare più aria nell'abitacolo... boh). il foro comunque a qualcosa è servito, perché va bene fare la pole, ma battere in qualifica un campione come Michael, con un tentativo in meno, è esagerato (e Schumacher qui era forte). Insomma la Mercedes è la macchina da battere da ora in poi. Non consuma più le gomme come in Australia e Malesia, è in continua evoluzione e soprattutto non aspetta le gare Europee per modificare la vettura. I tedeschi non perdono tempo prezioso sono molto reattivi ed hanno un ingegnere in gamba come Aldo Costa per seguire lo sviluppo tecnico…. C’è da mordersi le mani.
Sono le otto e la sveglia suona, non ho dormito come al solito. Non riesco a riposare con l’aria condizionata, la moquette e la stanza sigillata. In albergo tengo sempre la finestra aperta, ma qui c’è un cantiere enorme che sbraita a pochi metri dalla mia stanza. Sabato poi avevo messo la sveglia alle due e quaranta perché volevo vedere Udinese-Inter. Appena mi sono collegato alla rete è arrivata la notizia di Morosini. Non si può morire su un campo di calcio ai giorni nostri. Ho chiuso il PC e mi sono messo a pensare sul letto. Ho fatto un cumulo coi cuscini e ho cercato d’immaginare cosa potesse essere la vita per un ragazzo di venticinque anni, reso orfano da piccolo con il fratello che si suicida e una sorella disabile da aiutare. Ognuno di noi ha un qualcosa di assolutamente necessario per poter dare un significato tangibile alla nostra vita e sicuramente il gioco del calcio era tutto per Pier Mario Morosini. Ma il prezzo che ha pagato non ha confronti, e vien voglia di spaccare il mondo in due per vedere se c’è dentro un altro Dio disposto a far in modo che non accada più tutto questo.



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