mercoledì 11 aprile 2012
Shanghai day 1 - come fosse Roma
La Formula uno riparte ed io con lei, respiro di nuovo. Terzo appuntamento della stagione, Gran Premio della Cina, ho saltato i primi due Gp di Australia e Malesia perchè era il compleanno di mio figlio Marco, 18 anni passano una volta sola nella vita, auguri! Sono appena atterrato tra la nebbia pomeridiana di una sorprendente Shanghai. Ero venuto qui alla prima edizione, nel 2004, questa è la seconda volta che metto piede in Cina. La strada che dall'aereoporto conduce al Bund, il centro della città, è disseminata di tralicci dell'alta tensione, deve esserci una bella centrale nucleare nei dintorni, wow! Il paesaggio è anonimo e di periferia. Ogni 500 metri scatta una flash sopra all'auto di Fenjo, il nostro autista. La compagnia è la solita, innesto più innesto meno. I pulmini sono due e questo crea subito una onesta e sacrosanta selezione: i buoni da una parte, i cattivi dall'altra. Io sempre tra i cattivi, giusto così. L'aria nel pulman è fredda e rarefatta, sembra di essere in cima all'Everest eppure Shanghai è sul mare. Chiedo con gentile irritazione di abbassare il climatizzatore a Fenyo o Fenju o come diavolo si chiami, ho un principio di congelamento allo manoh dessfra e si vedhe. L'uscita dal pulman sembra come il tappo di champagne l'ultimo dell'anno: tutti ad assaltare la Hall dell'albergo, finalmente fa caldo. La stanza è al 23* piano, ha la forma di anfiteatro. Molto grandi le finestre che danno sull'ennesimo megacantiere, sembra di essere su Discovery channel. Scatto una foto disturbato da un rumore di ferraglia e stantuffi che s'insinua tra i vetri spessi della stanza, stanotte non si dorme, infatti scrivo. Nell'oscurità il cantiere ha il ritmo di una marimba stonata, l'alba invece saluta una sinfonia di ruspe e camion che spacca i timpani anche al 23* piano, penso a Marco Palozzo che è al 9*. Inutile aspettare il suono della sveglia mi alzo, metto le scarpe e scendo in palestra, soliti volti: Franco sulla Cyclette a sgobbare, Sandro sui pesi a spingere. Imposto una corsa leggera (non conosco altri ritmi) e faccio il primo chilometro avvolto in un ghibli di aria gelata che vortica da tutte le pareti, questi cinesi sono pazzi! Vivono contenti in celle frigorifere adibite a stanze! Vado in strada, meglio così. Correre per le vie di Shanghai è come pretendere di volare senza avere le ali: impossibile... Ma ci provo. Scarto pedoni da tutte le parti tenendo sulla mano destra la mappa di una città spaccata da un fiume enorme: lo Huangpu. Le endorfine stanno facendo il giusto effetto, mi convinco del fatto che Shanghai (sulla carta) assomigli in maniera sorprendente a Roma e infatti dopo dieci minuti sono perso, come a Roma! Finalmente incontro il fiume e incomincio a seguirlo. C'è troppa nebbia per vedere i grattacieli di Shanghai ed orientarsi, al Chilometro NOVE decido di chiedere istruzioni e lì capisco di aver seguito il fiume sbagliato: sono sullo Suzhou e vado in direzione opposta al centro, Porkputt! Non fa male, non fa male... Fa malissimo. Finalmente arrivo sulla riva giusta, il fiume Huangpu è gigantesco e c'è un traffico incredibile di navi di tutte le misure ma tutte dello stesso color ruggine, come diavolo ho fatto a confondermi con la maranella dello Suzhou? Mistero mandorlato. Mi fermo a scattare una foto sulla riva all'Oriental Pearl Tower, avvolta da una fitta nebbia mista a smog e poi proseguo. Al chilometro 10 sono sul traghetto e col cavolo che spengo il mio contapassi col gps, realizzo il chilometro più veloce stando fermo, mangio una cosa e bevo per riprendere tono. La "Perla dell'Oriente" vista da sotto è sorprendente c'è una fila enorme per entrare, tant'è che rinuncio. Faccio due foto col cellulare anche se sono in controluce e non intendo girare intorno ad un edificio alto 468 metri, sono pazzo ma mica del tutto! Ho un po' di raucedine quando faccio ritorno sul traghetto, vorrei liberare la gola ma sinceramente mi fa vomitare sputare per terra o in acqua, cosa che invece è d'uso qui in oriente, sputano tutti! Donne, bambini, vecchi, giovani sposini. Tutti si affrettano alla balaustra del traghetto per mandare il loro contributo al biondo fiume. Mi affaccio e di "Biondo" c'è poco. Nell'acqua putrida galleggia di tutto: scarpe, alberi, cibo putrescente, buste e cartacce, penso ai "due cervi" di Verdone... Sorrido, mi guardo attorno e tutti si mettono a ridere e a fare inchini imbarazzanti... per me. Sbarco sulla riva a sinistra e mi accorgo di non avere più forze per il ritorno mi appoggio un secondo ad un toro di bronzo e poi riprendo la strada. Alterno la corsa al cammino veloce, passando tra i negozi della Nanjing Road. I brand alle vetrine sono sempre gli stessi di via del Corso a Roma , c'è solo più caos. Dalla Nanjing Road si apre la People Square, la piazza del Popolo e allora riprendo la cartina con ottimismo, sempre più convinto delle somiglianze con la città eterna: anche via del Corso finisce a Piazza del Popolo! Guardo il gps che segna impietoso i quindici chilometri pù lenti da quando corro, pazienza. Giro per tornare in albergo su Remin road che ospita il Gran teatro e il municipio. C'è una folla enorme che blocca completamente il cammino, gente col megafono cerca di fare un po' d'ordine ma è impossibile. Salto letteralmente la fila passando sopra a delle transenne sorvegliate da un poliziotto col suo bel manganello nero. Mi guarda benevolo agitando con stile il bastone e mi lascia proseguire. Finalmente, dopo 16 km scarsi sono a casa in albergo. La città è ormai sveglia (si fa per dire) è ora di fare una doccia e di andare a lavoro. Guardo dalla finestra il cratere sotto l'albergo. Il cantiere sembra un mostro d'acciaio e cemento che cresce ogni minuto. La giornata deve ancora iniziare e sono sfranto, mi guardo allo specchio con gli occhi socchiusi e spenti... Cazzo! Sembro un Cinese! Ecco il motivo per cui gli orientali hanno gli occhi a mandorla: dormono troppo poco! P.s. Avrei voluto pubblicare questo post appena arrivato, ma stranamente è bloccato l'accesso al blog di Google, a Facebook e a Youtube..... Shanghai sembra Roma, ma solo sulla carta. E se gli orientali dormono poco, i Cinesi non dormono affatto.
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