domenica 22 aprile 2012

Gran Premio del Bahrain - L'istinto rimosso

Il giorno del Gran Premio Inizia la mattina presto figuriamoci qui in Bahrain. Leggo un articolo sul solito mensile che mi accompagna ad ogni trasferta. Sono a pagina 42, si parla di empatia, che bella cosa sarebbe se ognuno di noi ne avesse un po' di più. Volevo andare a correre ma qui a Manama la situazione non è tranquilla. La notte scorsa c'è stata una vittima, l'autostrada che taglia il deserto unendo il circuito e la capitale, è stata occupata dai manifestanti. Di solito passo per l'isola di Sitra e invece ieri ero proprio lì. Ho attraversato i tumulti in un silenzio innaturale, il fuoco invadeva tutta la corsia opposta, la polizia era ovunque. Brutta storia.
Ho dei lavori da fare e decido di andare prima a lavoro, abbandono la lettura a metà e vado in macchina con Filippo, Franco e l'impassibile Bort. Si scherza un po' ma si ripassano anche gli ultimi post di twitter per vedere la via più sgombra, decidiamo per Sitra. La strada è libera, non c'è traffico, la gente è rintanata in casa. Le scritte della protesta sui muri della citta sono state cancellate con un colore nero orribile, tutto tace. Il caldo non opprime più di tanto, forse è l'unica cosa che apprezzo oggi. Mentre si scaldano i motori per la partenza scarto l'ultima cialda di caffè a disposizione del gruppo, traserta nervosa. La partenza è esaltante, le Ferrari danno l'idea di valere più di quanto si possa sperare ma è un miraggio che dura metà gara. Immenso Raikkonen come sempre, vola fino al secondo posto ed è come un tarlo nella testa di un Vettel preoccupato della sua leadership. Si vede una Force India sullo schermo, meno male. Giovedi scorso alcuni meccanici si sono trovati in mezzo agli scontri e la squadra indiana ha deciso di non partecipare alle seconde libere del venerdi. Non c'è niente che possa provarlo ma stranamente le vetture di Hulckenberg e Di Resta sono state ignorate per tutte le qualifiche.... Rappresaglia mediatica? Spero di no. Intanto Vettel taglia il traguardo con Raikkonen che segue a pochi metri. Grande Lotus anche perchè Grosjean è pure lui sul podio. I pezzi da montare sono tanti e non mancano momenti di tensione tra me e i tecnici del master control. Proprio quando sto mandando l'ultimo invio, un classico: salta l'energia e gli Avid si spengono come le mie speranze di una pasto caldo. Non scrivo quanti santi ho staccato dalla parete della mia pazienza.
Alla fine torno in Hotel stanco ma felice. Era importante che tutto andasse bene, ed è stato fondamentale avere due grandi amici come Marco e Andrea vicino.
Mentre apro la porta della mia immensa stanza d'albergo penso a quanto sia stato assurdo venire qui. Ho ancora negli occhi le immagini di una trasferta difficile: le fiamme in autostrada, i blindati schierati alle porte della città di Sitra, il filo spinato che chiude piazza della Perla. Riprendo il mio giornale la pagina è la stessa 42. La lettura è interessante, dei ricercatori dell'università di Chigago, in alcuni test di laboratorio, hanno messo dei topi di fronte a due alternativre: mangiare cioccolata o liberare un compagno imprigionato in un tubo. 23 topi su 30 hanno preferito liberare prima il compagno e poi condividere la cioccolata. I risultati indicano che l'empatia, la condivisione della sofferenza altrui, sia molto antica e radicata in ogni specie vivente. Il comportamento risalirebbe a 60 milioni di anni fa, quando primati e roditori avevano un antenato comune. Penso che tristezza, 60 milioni di anni cancellati nello spazio di un Gran Premio. Come al solito il circo della Formula Uno ha preferito mangiare la "cioccolata" che liberare un popolo indifeso.

martedì 17 aprile 2012

Gp Cina - Shanghai

E’ difficile poter aggiornare un blog quando la maggior parte del tempo non si ha accesso ad internet (il governo Cinese blocca la maggior parte dei siti più diffusi) ma ci provo ora. Sono in albergo, di fronte c’è il Four Season, mega hotel che ha ospitato la Ferrari in questo weekend amaro per la rossa. E’ Lunedì mattina, sono a pezzi. Ho un forte raffreddore e scrivo al ritmo di una tosse fastidiosa. Sono gli effetti di un Gran Premio duro, il container che ospitava le postazioni di montaggio era esposto al vento e in ombra. Ho anche toppato alla grande la valigia: niente maglioncini salva vita e qui ha fatto veramente freddo. Quando sto male dò il peggio di me a lavoro, divento insofferente e perdo il controllo al primo intoppo e di problemi ce ne sono stati, scusa Andrea. Non è stato facile nemmeno l’approccio con il nuovo Server di montaggio, come ogni vettura nuova ha bisogno di un tempo di rodaggio, ma stiamo parlando di una macchina collaudata e vedere Marco che spacca una sedia per la rabbia di un Avid che non cammina, non è bello. Succede pure questo e molto altro che però non posso scrivere, ed è un peccato non poter raccontare tutte le cavolate che si sentono nel nostro container e qui ci sono stati momenti a dir poco esilaranti… Mi affaccio alla finestra, non c’è più la folla rossa che accalcava l’ingresso del Four Season, la Ferrari ha già lasciato l’albergo ed è in viaggio per il Bahrain. Devo come al solito fare i complimenti ad Alonso che con una Ferrari lenta è riuscito a portare a casa un paio di punti, a Manama temo il peggio, Massa è come il meteo di una paese di montagna: non pervenuto. La Ferrari purtroppo paga una velocità di punta troppo bassa per poter lottare con i primi, Fernando addirittura rinunciava ad attaccare sul dritto, tant’è che l’unico errore l’ha commesso proprio nel tentativo di sorpasso a Maldonado in curva, ma che coraggio! Bravo. E non mi piace sentire che era sbagliata la strategia: una strategia è vincente se sia ha una macchina vincente, mica è sempre Malesia! I complimenti vanno tutti alla Mercedes di Rosberg, velocissima e imprendibile. Il mago Ross Brawn ci ha messo del suo facendo fermare solo due volte al box il giovane Nico, tutti gli altri big ne hanno fatte tre. Button poi ha avuto problemi ad una gomma durante l’ultimo cambio gomme, ma secondo me non sarebbe comunque riuscito a vincere, ottimo secondo posto, bravo pure Hamilton terzo. Troppo forti oggi le frecce d’argento, peccato per Schumacher che si è dovuto fermare per un problema tecnico avuto al pit-stop, ma le due Mercedes non erano proprio uguali: Rosberg aveva una versione con un buco enorme sul muso. Ho cercato di farlo notare a qualcuno, ma non c’era l’ingegner Bruno e non c’è stato modo di poter spiegare cosa fosse e a cosa servisse (magari è solo un'apertura per far entrare più aria nell'abitacolo... boh).
il foro comunque a qualcosa è servito, perché va bene fare la pole, ma battere in qualifica un campione come Michael, con un tentativo in meno, è esagerato (e Schumacher qui era forte). Insomma la Mercedes è la macchina da battere da ora in poi. Non consuma più le gomme come in Australia e Malesia, è in continua evoluzione e soprattutto non aspetta le gare Europee per modificare la vettura. I tedeschi non perdono tempo prezioso sono molto reattivi ed hanno un ingegnere in gamba come Aldo Costa per seguire lo sviluppo tecnico…. C’è da mordersi le mani.
Sono le otto e la sveglia suona, non ho dormito come al solito. Non riesco a riposare con l’aria condizionata, la moquette e la stanza sigillata. In albergo tengo sempre la finestra aperta, ma qui c’è un cantiere enorme che sbraita a pochi metri dalla mia stanza. Sabato poi avevo messo la sveglia alle due e quaranta perché volevo vedere Udinese-Inter. Appena mi sono collegato alla rete è arrivata la notizia di Morosini. Non si può morire su un campo di calcio ai giorni nostri. Ho chiuso il PC e mi sono messo a pensare sul letto. Ho fatto un cumulo coi cuscini e ho cercato d’immaginare cosa potesse essere la vita per un ragazzo di venticinque anni, reso orfano da piccolo con il fratello che si suicida e una sorella disabile da aiutare. Ognuno di noi ha un qualcosa di assolutamente necessario per poter dare un significato tangibile alla nostra vita e sicuramente il gioco del calcio era tutto per Pier Mario Morosini. Ma il prezzo che ha pagato non ha confronti, e vien voglia di spaccare il mondo in due per vedere se c’è dentro un altro Dio disposto a far in modo che non accada più tutto questo.

mercoledì 11 aprile 2012

Shanghai day 1 - come fosse Roma

La Formula uno riparte ed io con lei, respiro di nuovo. Terzo appuntamento della stagione, Gran Premio della Cina, ho saltato i primi due Gp di Australia e Malesia perchè era il compleanno di mio figlio Marco, 18 anni passano una volta sola nella vita, auguri! Sono appena atterrato tra la nebbia pomeridiana di una sorprendente Shanghai. Ero venuto qui alla prima edizione, nel 2004, questa è la seconda volta che metto piede in Cina. La strada che dall'aereoporto conduce al Bund, il centro della città, è disseminata di tralicci dell'alta tensione, deve esserci una bella centrale nucleare nei dintorni, wow! Il paesaggio è anonimo e di periferia. Ogni 500 metri scatta una flash sopra all'auto di Fenjo, il nostro autista. La compagnia è la solita, innesto più innesto meno. I pulmini sono due e questo crea subito una onesta e sacrosanta selezione: i buoni da una parte, i cattivi dall'altra. Io sempre tra i cattivi, giusto così. L'aria nel pulman è fredda e rarefatta, sembra di essere in cima all'Everest eppure Shanghai è sul mare. Chiedo con gentile irritazione di abbassare il climatizzatore a Fenyo o Fenju o come diavolo si chiami, ho un principio di congelamento allo manoh dessfra e si vedhe. L'uscita dal pulman sembra come il tappo di champagne l'ultimo dell'anno: tutti ad assaltare la Hall dell'albergo, finalmente fa caldo. La stanza è al 23* piano, ha la forma di anfiteatro. Molto grandi le finestre che danno sull'ennesimo megacantiere, sembra di essere su Discovery channel. Scatto una foto disturbato da un rumore di ferraglia e stantuffi che s'insinua tra i vetri spessi della stanza, stanotte non si dorme, infatti scrivo. Nell'oscurità il cantiere ha il ritmo di una marimba stonata, l'alba invece saluta una sinfonia di ruspe e camion che spacca i timpani anche al 23* piano, penso a Marco Palozzo che è al 9*. Inutile aspettare il suono della sveglia mi alzo, metto le scarpe e scendo in palestra, soliti volti: Franco sulla Cyclette a sgobbare, Sandro sui pesi a spingere. Imposto una corsa leggera (non conosco altri ritmi) e faccio il primo chilometro avvolto in un ghibli di aria gelata che vortica da tutte le pareti, questi cinesi sono pazzi! Vivono contenti in celle frigorifere adibite a stanze! Vado in strada, meglio così. Correre per le vie di Shanghai è come pretendere di volare senza avere le ali: impossibile... Ma ci provo. Scarto pedoni da tutte le parti tenendo sulla mano destra la mappa di una città spaccata da un fiume enorme: lo Huangpu. Le endorfine stanno facendo il giusto effetto, mi convinco del fatto che Shanghai (sulla carta) assomigli in maniera sorprendente a Roma e infatti dopo dieci minuti sono perso, come a Roma! Finalmente incontro il fiume e incomincio a seguirlo. C'è troppa nebbia per vedere i grattacieli di Shanghai ed orientarsi, al Chilometro NOVE decido di chiedere istruzioni e lì capisco di aver seguito il fiume sbagliato: sono sullo Suzhou e vado in direzione opposta al centro, Porkputt! Non fa male, non fa male... Fa malissimo. Finalmente arrivo sulla riva giusta, il fiume Huangpu è gigantesco e c'è un traffico incredibile di navi di tutte le misure ma tutte dello stesso color ruggine, come diavolo ho fatto a confondermi con la maranella dello Suzhou? Mistero mandorlato. Mi fermo a scattare una foto sulla riva all'Oriental Pearl Tower, avvolta da una fitta nebbia mista a smog e poi proseguo. Al chilometro 10 sono sul traghetto e col cavolo che spengo il mio contapassi col gps, realizzo il chilometro più veloce stando fermo, mangio una cosa e bevo per riprendere tono. La "Perla dell'Oriente" vista da sotto è sorprendente c'è una fila enorme per entrare, tant'è che rinuncio. Faccio due foto col cellulare anche se sono in controluce e non intendo girare intorno ad un edificio alto 468 metri, sono pazzo ma mica del tutto! Ho un po' di raucedine quando faccio ritorno sul traghetto, vorrei liberare la gola ma sinceramente mi fa vomitare sputare per terra o in acqua, cosa che invece è d'uso qui in oriente, sputano tutti! Donne, bambini, vecchi, giovani sposini. Tutti si affrettano alla balaustra del traghetto per mandare il loro contributo al biondo fiume. Mi affaccio e di "Biondo" c'è poco. Nell'acqua putrida galleggia di tutto: scarpe, alberi, cibo putrescente, buste e cartacce, penso ai "due cervi" di Verdone... Sorrido, mi guardo attorno e tutti si mettono a ridere e a fare inchini imbarazzanti... per me. Sbarco sulla riva a sinistra e mi accorgo di non avere più forze per il ritorno mi appoggio un secondo ad un toro di bronzo e poi riprendo la strada. Alterno la corsa al cammino veloce, passando tra i negozi della Nanjing Road. I brand alle vetrine sono sempre gli stessi di via del Corso a Roma , c'è solo più caos. Dalla Nanjing Road si apre la People Square, la piazza del Popolo e allora riprendo la cartina con ottimismo, sempre più convinto delle somiglianze con la città eterna: anche via del Corso finisce a Piazza del Popolo! Guardo il gps che segna impietoso i quindici chilometri pù lenti da quando corro, pazienza. Giro per tornare in albergo su Remin road che ospita il Gran teatro e il municipio. C'è una folla enorme che blocca completamente il cammino, gente col megafono cerca di fare un po' d'ordine ma è impossibile. Salto letteralmente la fila passando sopra a delle transenne sorvegliate da un poliziotto col suo bel manganello nero. Mi guarda benevolo agitando con stile il bastone e mi lascia proseguire. Finalmente, dopo 16 km scarsi sono a casa in albergo. La città è ormai sveglia (si fa per dire) è ora di fare una doccia e di andare a lavoro. Guardo dalla finestra il cratere sotto l'albergo. Il cantiere sembra un mostro d'acciaio e cemento che cresce ogni minuto. La giornata deve ancora iniziare e sono sfranto, mi guardo allo specchio con gli occhi socchiusi e spenti... Cazzo! Sembro un Cinese! Ecco il motivo per cui gli orientali hanno gli occhi a mandorla: dormono troppo poco! P.s. Avrei voluto pubblicare questo post appena arrivato, ma stranamente è bloccato l'accesso al blog di Google, a Facebook e a Youtube..... Shanghai sembra Roma, ma solo sulla carta. E se gli orientali dormono poco, i Cinesi non dormono affatto.