giovedì 24 novembre 2011

ABU DHABI

Il sole e il caldo a Novembre non hanno prezzo, seguo la Formula Uno anche per questo. Sono al penultimo gp della stagione, cammino per le strade di Abu Dhabi in pantaloncini e maglietta, Il calore sulle ginocchia è una manna dopo aver corso un po'. I grattacieli mi sfiorano le spalle, sfondano il cielo sfidando la forza di gravita con forme sinuose. Non è una città, è un organismo che muta ogni giorno. Me ne sono accorto lavorando alcune immagini dell'anno precedente, lo skyline visto dal mare cambia ogni giorno. Giro tra i palazzi in costruzione e viadotti a cinque corsie. Abu Dhabi diventerà presto la Manhattan d'oriente, i nomi sulle strade, stanno via via per essere sostituiti dai numeri delle street e delle avenue. Addio alle targhe dedicate a personalità che poi alla fine si chiamano tutte Zayed, Cambia solo il titolo: da "Sceicco" ad "emiro" a "sultano" a "nostro padre". Darsi un appuntamento ad Abu Dhabi è un terno al lotto, anche perchè la numerazione delle strade è sconosciuta ai taxisti ancora rispettosi delle ricchissime personalità stampate sulle vie. Poi c'è il problema non da poco della lunghezza di questi nomi tipo: Sheikh Rashid Bin Saeed Al Maktoom Street, un cartello di 4 metri e mezzo per indicare una strada. È come se in Italia aprissero:"Via del Presidente della Ferrari ex presidente di Confindustria Luca Cordero di Montezemolo", per quando hai finito di leggere hai passato l'incrocio. Fortunatamente a tutti gli incroci è permesso fare una bella inversione a U, c'è proprio il cartello che invita a farlo. Insomma, è impossibile perdersi nella down town di Abu Dhabi, più difficile sicuramente la periferia. Tutto è ancora in costruzione, mancano gli svincoli e se ci sono sono enormi, infiniti. Tangenziali che partono si allungano, passano sotto un ponte, sbucano dalla terra e cominciano a ruoteare su se stesse. Un incubo. All'altezza del nostro albergo c'è uno svincolo da non saltare assolutamente. La strada devia a destra di pochi gradi. Inizia una curva che curva praticamente non è. Lo sterzo è appena accennato e punta leggerissimamente alla mia dritta, sembra un difetto di convergenza. Inizi a girare, ma non c'è la senzazione di girare veramente, lo capisci dal sole e dalle ombre ma il sospetto é anche che sia il sole stia girando. Per fortuna c'è il paesaggio che cambia, ormai si è in pieno deserto e non ricordi più perchè cazzo stai ancora col volante che punta all'una e continui a svoltare ormai straconvinto di essere dentro un miraggio. E come in un miraggio, spuntano sempre due minareti enormi e capisci peró di essere a casa, è la grande Moschea Bianca, un vero capolavoro. Bellissima, il mio albergo è a pochi passi. Sono finalmente in Hotel, mi faccio una doccia e vado a dormire. Ripenso allo svincolo e mi viene da ridere, un cerchio perfetto di 6 km, li ho contati. Un cosa impensabile in Italia e in qualsiasi altra parte del mondo. Solo qui dove il nulla prende forma ogni giorno, si puó costruire sfidando ogni regola di buon senso. Finalmente sono nel mio letto, mi vien da ridere al pensiero di tutto quello che ho visto. L'albergo è molto bello, un cinque stellette. Non dico "stelle" perchè siamo nell'ala ovest del Circolo Ufficiali delle Forze Armate di Abu Dhabi. Pazzesco pure questo. Mentre prendo sonno mi domando se posso inserire questi miei 10 giorni come curriculum della mia trapassata storia militare. Ci si sveglia all'alza bandiera, ci si addormenta col silenzio e tutto, tutto deve essere fatto con estremo decoro e precisione. Non si possono consumare inutilmente gli asciugamani, altrimenti non vengono distribuiti il giorno dopo (tutto vero). Ora peró basta voglio dormire e non pensare più a niente, voglio solo dormire..... L'unico problema peró è riuscire a tenere nel letto la mia mano sinistra: sta ancora girando.

martedì 1 novembre 2011

INDIA THE DAY AFTER

India the day after
Quando si dice la fortuna. L'aereo per il ritorno è fissato per lunedi notte. Abbiamo tutto il giorno libero, o quasi, c'è solo da coprire un paio di servizi. Abbiamo un obiettivo concreto: vogliamo assolutamente vedere il cuore pulsante dell'India. Birsing, l'autista, ci sconsiglia un paio di posti. Se fosse per lui rimarremmo in albergo. Antonio insiste e anche io voglio vedere se è vero quello che ho visto nei film. La pellicola che ho nella testa è Milionare: il film è girato a Mumbai, ma voglio assolutamente scoprire se è vero che possano esistere posti così distanti da come siamo normalmente abituati a vedere e a vivere. La zona prescelta è il forte rosso, vicino c'è il mercato delle spezie. Birsing non si muove, parcheggia al forte e non ci pensa minimamente di seguirci. Siamo i soliti 4 più Daniele.
Subito ci circonda una mandria di Risció impazziti. Vogliono tutti accompagnarci al mercato con il tandem. Resistiamo strenuamente. C'è sicuramente una tecnica comune da parte di questi emuli di Mercx del terzo mondo: urlano e sbattono forte il pugno sul sedile, cercano d'intimidirci e ci riescono quasi, poi vinciamo noi. La strada è un golgota della povertà: gente sbattuta tra la polvere e lo sterco di migliaia di capre dirette anche loro al mercato. C'è un caos indescrivibile, solo per attraversare la strada impieghiamo venti minuti. Se Milionare era un film che mostrava la realtà, questa è fantascienza. Ci confrontiamo con mille sguardi stupiti di vedere occidentali a piedi tra la folla. Ci addentriamo in una specie di strada, si vende e si compra di tutto c'è un odore che fa salire l'adrenalina. Ci sono dei corpi distesi su delle panche completamente coperti. Non oso pensare al peggio anche perché non ci riesco. Gianfranco non ne puó più e io ne sono contento. Un gruppo di bambini sopra ad un risció ci rincuora, sono gli alunni delle scuole private. Alcuni mi salutano e passa un po' della mia paura. Scatto foto. Ora sembra tutto più calmo ma è solo perchè siamo finalmente arrivati oltre l'immaginazione. Eppure. Eppure c'è gente che ride, ci sono caprette che girano indisturbate, mucche che si nutrono nei cassonetti, mamme che senza vergogna spulciano i propri figli, ci sono gli Indu i Sick e gli Islamici. Tutti vicini, uniti nella disperazione. Alla fine ci allontaniamo con più coraggio rispetto a come siamo entrati. Si ride e si pensa. Arriviamo di fronte ad un negozio. Tra le tshirt ce ne è una che mi colpisce più di un pugno. Dice: "DIO È TROPPO GRANDE PER ESSERE IN UNA SOLA RELIGIONE". Mi viene rabbia pensando a tutte le preghiere di tutte queste religioni per un Dio che forse, essendo così grande, non si accorge più della vita di noi piccoli uomini.

INDIA DAY 6 - il Gran Premio

India day 6 - il gran premio.
E mattina presto quando ci muoviamo verso il buddh circuit, si cerca di evitare il traffico ma traffico non c'è. All'ingresso dell'autodromo è in scena la protesta degli agricoltori della zona, molti di loro hanno perso tutto: la loro terra ora è sotto miglioni di metri cubi di cemento e asfalto perfettamente levigato. In cambio delle loro terre hanno avuto pochissimi soldi. C'è gente che va in giro a dire che questo impianto, fatto da privati, non è costato nulla allo stato e ai cittadini indiani. Forse i contadini non vengo considerati cottadini, di sicuro è costato molto più di una schiena spezzata dal lavoro. La gara è noiosa, la cosa più interessante è la faccia di Mr Bean (ospite ai box) che si contorce alla vista della Mclaren di Hamilton che piomba su Massa. Come al solito Felipe lascia un buco, Lewis s'infila, il Brasiliano stringe e c'è il contatto. Massa è costretto ad andare ai box per un drive trough e per cambiare la gomma, gara finita. Anche perchè poco dopo stringe troppo una curva e prende di nuovo un cordolo oltre la pista e spacca nuovamente la sospensione. Alla fine si lamenta....beato lui. Vince Vettel, Button secondo e alonso terzo. Finalmente si chiude il Gran premio d'India. Mancano solo due gare.

India day 5

India day 5 Sabato Qualifiche
Bene, scopriamo le carte. Oggi si vede senza ombra di dubbio quali sono realmente le vetture + forti su questo circuito nuovo nuovo. La scelta della Pirelli per questo gp sono 2 mescole: dure (argento) morbide (gialle). Le dure pagano 2 secondi a giro sulle morbide.. In prospettiva gara sarà importantissima la strategia limitando a pochi giri i pneumatici hard. Il problema adesso per le qualifiche, è fare almeno la prima sessione con gomma dura, in
maniera da preservare un treno buono soft per il gp. I piccoli team si dannano per rientrare nei piani alti della classifica e montano le gomme più performanti. Alla fine la pole e di Vettel, secondo Hamilton che peró viene retrocesso di 3 posizioni. Webber Alonso e Button fanno un passo avanti. Massa è subito dietro, nelle libere aveva osato troppo tagliando una curva. Sospensione rotta. Puó accadere.

venerdì 28 ottobre 2011

INDIA DAY 4..... cani per strada

Il venerdi che inaugura la pista del Buddh Circuit inizia quasi col botto: due cani si aggirano tra i saliscendi dell'autodromo. Una lotus sfiora il cane più temerario che non contento si mette a correre dietro alla vettura..... E quasi la sorpassa, capirai, una Lotus! Gli organizzatori sono costretti a sospendere le prime prove libere per qualche minuto ed è quasi una resa alla disorganizzazione regnante. Dei quattro cani per strada non rimane nemmeno l'ombra. Non voglio proprio sapere dove sono finiti. Alonso sembra avere una marcia in più tant'è che si rompe la vettura ed è costretto a fermarsi sotto un maxi schermo. Curiosissimo vederlo sporgersi per vedere il suo replay mentre la Ferrari si ferma. L'altra rossa viaggia veloce, Massa farà anche il miglior tempo nelle seconde prove del venerdì. Ma anche la sua vettura ha qualcosa di veramente strano: quasi alla massima velocità l'ala anteriore comincia a vibrare paurosamente, striscia per terra e lancia scintille. Ma tutto sembra regolare, mah. Nel frattempo D'Ambrosio distrugge l'auto contro un muretto, in mattinata anche Alghersuari aveva assaggiato le barriere di protezione. Molto più spettacolare la manovra di Chanock che nella corsia dei box, prova a fare una partenza lanciata, perde il controllo e si mette pericolosamente di traverso. Non capisco come faccia un pilota di questo tipo ad essere ancora in Formula 1. Un pilota che sicuramente manca tremendamente al mondo dei motori è invece Marco Simoncelli. il suo numero 58 è su molti caschi dei piloti o sul braccio o nella livrea delle vetture. Hamilton è Massa parlano anche di quello che è accaduto a Dan Wheldon e tutto diventa più triste. Ma non c'è tempo in Formula uno per fermarsi a pensare, e anche noi delle tv sentiamo il dovere di andare avanti. Mi sto quasi abituando a non avere l'archivio a portata di mano (server morto), c'è solo da prendere da un edit un pezzo, unirlo ad un file che è sul portatile, mettere in piedi una registrazione sul videodisco, incidere un audio, prendere un contributo e andare in onda. Pensate che tenerezza sentire, alla fine di una giornata di questo tipo, la voce dell'innocenza fatta inviato che mi rimprovera di non aver organizzato le cose in maniera appropriata. Riesco a stento a fermare me stesso dal spezzare la scrivania a colpi di microfono.Alla fine mi calmo... Santa innocenza, Santissimo inviato, Beata organizzazione. Chiudo tutto e vado a prendere l'autobus, mi accompagnano Antonio, Ivan ed Andrea....quattro cani per strada. Appunto...

INDIA DAY 3

Giornata intensa. E' giovedì mattina, faccio colazione con un caffè e qualche pasticcino. Lungo la strada il solito caos di auto, motorini, risciò, ape-car e qualche mucca lasciata libera di pascolare sulle 6 corsie d'asfalto che portano al Buddh Circuit. Birsing, I'autista, comincia ad integrarsi col nostro modo di vedere il viaggio: è calmo, fa pochi cambi di direzione e quando si trova in pericolo usa i fari per segnalare la sua presenza; ma si vede che fatica a non mettere le mani sul clacson. Ha due grossi baffi che gli amplificano il sorriso, porta sempre una camicia bianca, sempre ben stirata. Lo riconoscerei tra mille. L'arrivo è subito traumatico, fa caldissimo, ci sono mille cose da fare, il server è strarotto come sempre e sopratutto la macchina del caffè è spenta: non c'è corrente. In altre occasioni sarebbe saltata qualche testa (non per il caffè), molti di noi avrebbero protestato. Ma pure noi ci stiamo abituando al modo indiano di vedere la vita. Ci stiamo così integrando che quando ci incrociamo lungo il TV Compound ci salutiamo gridando BEEEP BEEEEP come se avessimo un clacson in gola. Il lavoro è tanto, molti pezzi da consegnare in tempo brevissimo. E il tempo non basta mai, la notte non ci mette nulla a calare su questa cappa gialla che a stento riesco a chiamare cielo. Oggi l'odore di cane morto è più forte del solito, domando ad un indigeno cosa sia questa puzza e lui ovviamente risponde: "quale puzza?". E' difficile sentire questo fetore se in mezzo a questo miasma ci sei nato. La giornata finisce e come al solito siamo noi del montaggio a chiudere la porta. Salgo sullo shuttle che mi riporta verso Birsing, il nostro autista. Appena sceso gli corro incontro e gli urlo il suo nome. Lui mi guarda e dice:"Who are you?". Ero sicuro che fosse lui, gli occhi i baffi, il sorriso inconfondibile, la camicia stirata bene..... Sono proprio stanco.

giovedì 27 ottobre 2011

INDIA DAY 2

Il circuito.
Il nuovo circuito di Buddh qui in India è sorpendente: nemmeno ha debbuttato ed è già vecchio. Le tribune, le terrazze i giardini, sono tutti coperti da polvere e cartacce. Ci sono delle travi portanti con delle crepe, perdite d'acqua, muretti storti, fango e polvere. I davanzali in vetro sulle terrazze che sovrastano l'arrivo, si muovono pericolosamente, c'è il rischio concreto che qualcuno si ritrovi a cavallo della Ferrari di Massa durante il Pitstop.
La mega tribuna dell'arrivo sembra la copia di quella del circuito di Barcellona. L'unica differenza è l'aspetto sinuoso del tetto che ricorda un'onda, ma a guardarlo bene sembra un errore di calcolo progettuale dell'architetto. Il circuito in se è bello, Ha diversi saliscendi, rigorosamente artificiali. La striscia blu che delimita lo spazio di manovra per i team sembra un quadro surrealista: storta e frastagliata. Il tv compound è un campo di battaglia, le casette che ci ospitano sono piccole e malridotte. Sono i vecchi prefabbricati usati per una passata expo indiana, e qui il tempo scorre troppo velocemente. Entriamo nelle sale di montaggio, tutto è stretto e in disordine. Nell'angolo più lontano della stanza c'è una trappola per scarafaggi in bella mostra. Il server del montaggio è rotto ma qui non c'entra nulla l'India e i suoi ritardi. La porta d'ingresso è in vetro trasparente, pesantissima.
È montata su un rialzo di legno fradicio, traballa pericolosamente. Dopo tre tentativi si stacca dai cardini e viene giu. Fortunatamente riusciamo a salvarla, arriva subito qualche operaio che ricomincia da capo un lavoro fatto male e finito peggio. Di solito questi nuovi circuiti vengono definiti "cattedrali nel deserto", questo lo definirei un abuso edilizio in una discarica. Ma siamo solo a Mercoledi e forse è solo una questione di tempo. Ad Abu Dhabi per esempio il mercoledi prima del debutto, non era pronto nulla, poi invece il venerdi era tutto in ordine, ma qui in India la vedo dura, durissima.

martedì 25 ottobre 2011

INDIA DAY 1


Punto primo: diffidiamo una volta per tutte da coloro che dicono “L’India è bella”. Sono arrivato da 13 ore 12 minuti e una manciata di secondi…. E se non conto i centesimi è perché ho dimenticato il cronometro a casa. Non posso dire che “l’India è bella” perché ho visto tre cose qui a New Dehli, ma se le tre cose che ho visto fanno pena, qualche dubbio sparisce sovrastato da una certezza: cazzo quanto non mi piace questa città! L’aereoporto è decente, funzionale, meglio di Fiumicino e Malpensa (vabbè… che paragone). Un po’ di confusione con i bagagli, abbiamo l’autista, evviva si parte… no…. prima c’è da spostare le lancette sull’ora giusta: tre ore e mezzo di fuso orario in avanti….. possibile? In India tutto è possibile.
Ci aspettano diverse autovetture, bisogna fare dei gruppi, il nostro è fatto già: nell’ultima macchina pronto a partire. E’ buio quando io, Antonio, Andrea e Gianfranco lasciamo l’aereoporto. Non si vede molto ma quel poco è un cazzotto nello stomaco: gente sdraiata sul ciglio della strada con una coperta grigio-sporca come casa. Cani randagi ovunque, topi ovunque, un odore acre che ti perfora il giusto senso del gusto e ti schiaccia contro la poltrona, giro due immagini con un ipod, faccio qualche scatto, un topo salta vicino al cofano WOW! Sono le 5 del mattino ma la strada è piena di luci e clacson, sembra l’uscita di un concerto dei Linkin Park tutti che suonano, ma è un rock troppo sincopato, mi viene da urlare “SILENZIOOOOO!!”
Le corsie di questa specie d’autostrada sono tante ma le auto di più, non c’è nessun senso di rispetto del codice stradale, qui regna la regola della Jungla: passa chi suona per primo. Le ore si accumulano sulla strada, arriviamo ad un albergo carino distante da tutto: dal centro, dal circuito, dalla jungla, dalla civiltà e dall’ignoto. L’Hotel sembra come se fosse caduto dal cielo, come un meteorite: conficcato in una palude tra palta e miseria, Philip Dick è stato de queste parti prima di scrivere la sceneggiatura di Blade Runner. Controlli ovunque, prima un signore con un mitra ci dice “WELCOME IN INDIA” e io dico “azz”. Poi un paio con la pistola ci introducono nei metal detector posti all’ingresso della Hall, un altro controllo mani in alto e gambe aperte, manca solo la doccia fredda e le perquisizioni corporali, ma alla fine siamo dentro al Country INN. Passaporto, firma, chiave elettronica, quarto piano, stanza 425, bagno finalmente, Final….me…nte….
La Camera è grande, grandissima. E’ giorno ormai, sono le 7 di un mattino nebbioso. Alle 8 la nebbia è così fitta che sembra anche dentro la camera. Comincio a nutrire dei dubbi: non è nebbia… infatti e smog.
L’appuntamento è alle 10.00 abbiamo solo questa mezza giornata libera prima di andare al circuito. Birsing il nostro autista, ci aspetta col motore acceso. Si parte verso il centro di New Dehli. Birsing è un bel furbetto, sembra che faccia quello che gli diciamo ma alla fine ci troviamo nel solito market di tappeti. Mi affaccio verso il buon Birsing e lo sfioro con la giusta prepotenza. Gli spiego che non abbiamo voglia di fare il giro spenna-polli (a proposito, ne ho visti 4 sul risciò). E gli spiego anche la differenza tra un turista in vacanza e un turnista in trasferta, Birsing ascolta senza batter ciglio… Non sarà della CIA???
Prima di partire ho visto su Google map il centro di Nuova Dehli sembra un cerchio enorme senza case e tanto verde sbiadito. Poi quando arriviamo ci accorgiamo che “è” un cerchio enorme senza case e tanto verde sbiadito. L’unica costruzione, proprio al centro, è l’Indian Gate, la porta dell’ India: un arco in memoria dei caduti di mille guerre e mille paesi sperduti nel mondo. Tra i nomi colpisce la città di GALLIPOLI. Andrea è Pugliese e sinceramente non ricorda guerre “Gallipuline”…. Infatti la Puglia c’entra poco: il monumento ricorda la battaglia di Gallipoli in Turchia…. Hhaaaaaaa ecco!
Il centro è una delusione: sporco e in disordine, gente che chiede l’elemosina e vende le solite cose. Passiamo altri due o tre siti “storici” un forte rosso, una moschea e qualche tempio, poi finiamo come al solito in un centro commerciale. Si mangia, sono le 4 del pomeriggio, il solito passaggio all’ennesimo hard rock caffè è poi in albergo…. Si, buona notte, Magari! Il traffico e PAZZESCO, non si fa un passo. I motorini strombazzano in mezzo a macchine e camion stracolmi. I centauri più temerari passano anche sui marciapiedi, contromano, senza casco. Ogni tanto qualcuno lo trovi sdraiato per terra o che impreca contro i turisti con la speranza che il pollo di turno abbocchi e apra la macchina. Ci prende sonno sono ore che siamo nel traffico e mentre tutto si confonde tra smog e clacson, dopo 3 ore nel “traffic jam” arriviamo a casa. Si aprono finalmente le porte del nostro albergo-meteorite caduto nella palta. Ci vuole un brindisi, ci vuole un gin tonic, niente cena. Meglio così.

martedì 6 settembre 2011

Amarcord Monza


Il Gran Premio di Monza è qualcosa di speciale. Prima di tutto perché è parte della mia adolescenza, i primi viaggi, le prime esperienze sono legate a questo Gran Premio. La prima volta che sono venuto da queste parti avevo 15 anni, era anche la prima volta che mettevo il naso fuori di casa. Avevo guadagnato due soldi cogliendo frutta in campagna. Era una cosa comune 30 anni fa, ogni ragazzo faceva la stagione della "raccolta": pesche, meloni, cocomeri e uva a Settembre. Prendevo 10.000 lire al giorno, alla fine bastavano per un treno e un biglietto prato…. Come cambia il tempo.
Il Viaggio in treno era un incubo: non c’era mai posto, finivo sempre col dormire nei portabagagli sul corridoio sopra gli strapuntini. A rivedere oggi dove diavolo riuscivo a riposare mi fa sentire un mezzo eroe. Certo, a quel tempo tutto era lecito. Diciamo che le serate erano abbastanza STUPEFACENTI.
L’arrivo a Monza era incredibile. C’era sempre una nebbia fitta che ti entrava nelle ossa. I pulman per l’autodromo partivano sempre ore dopo il nostro arrivo. Sembrava che gli autisti aspettassero i primi sintomi di congelamento di alcuni di noi, quando cominciavano a veder cadere le prime teste, iniziavano la corsa.
L’ingresso al Tempio della velocità era quasi una liberazione. Tutti a caccia del miglior posto per vedere le prime gare di contorno e il warm up. Erano bei tempi, anche se le Ferrari non vincevano mai. C’erano quei maledetti della Mclaren che vincevano sempre, che sfrecciavano assieme alle Williams. Sinceramente, ora che ricordo, non ho mai visto (da spettatore) la Ferrari vincere a Monza, l’anno della doppietta Berger-Alboreto ero a Taranto a fare il marinaio.
Ho sempre sognato di far parte di questo mondo. Ho faticato per entrarci e ogni volta mi emoziono. Non finirò mai di ringraziare Ezio Zermiani che ha creduto a quello che il mio lavoro potesse offrire alla diretta, una volta terminate le prove o la gara. E a Gianfranco Mazzoni per gli anni fantastici della Ferrari Di Schumi e delle notti passate a pensare cosa potesse incuriosire il pubblico a casa, quali pezzi proporre appena finita la corsa. Ora invece sono sincero, mi sento un po “datato” non trovo più stimoli o spazio per esprimere la mia creatività. Forse è cambiato il modo di fare televisione. Ora c’è solo la DIRETTA: si misura la qualità in base al numero di interviste che si riesce a fare. Devo dire che alcune volte è pure interessante quello che ne vien fuori, altre volte sinceramente NO: si passa dalla diretta dal Paddock, alla diretta dal Ring, dall’opinione in diretta degli ospiti a Milano, alla precisazione dai Box, dal commento curioso in Pitlane, alla discussione puntuale in cabina, dalle bandelle che cambiano vorticosamente alla massimizzazione di non so più che cosa. Giuro, se non ci fosse un bravo regista (veramente bravo) a far vedere due immagini di Formula Uno, alcune volte sembra di assistere ad un Tg in diretta dal Quirinale, o da Piazza San Giovanni per il primo Maggio, o da un Ministero per una crisi internazionale, o da un tribunale qualsiasi. Non c’è più spazio per il montaggio è questa la verità e ogni anno è peggio. Speravo di lavorare, come sempre accade qui a Monza, per la televisione Belga: lì fanno uno speciale di 40 minuti tutto MONTATO e va in onda prima della gara. Invece anche quello è saltato. Ho incontrato il giornalista belga e mi ha detto che prima della gara non ci sarà un bel nulla se non un collegamento in diretta. “Time has changed” mi ha detto. Devo solo abituarmi a tutto questo….. Ma che fatica.

venerdì 5 agosto 2011

Incubo alla Wangtong

Vi è mai successo di essere stregati da un sogno? Beh spero vivamente di si. A me capita spesso d'immergermi nell'inconscio, di farmi una nuotata tra i sogni. È bello farsi accarezzare dall'oblio ad occhi chiusi. Il sogno si anima, ti culla dal profondo, ti trascina nell'intimo fino a farti sentire  bene e cominci a fidarti  del sogno stesso. Tutto ha un sapore dolcissimo il cibo, i fiori, il cielo.  E proprio quando senti di avere in mano il mondo, proprio sul più bello, entra il più classico degli spettri che ti cancella tutto. Tutto quello che avevi appena costruito si sgretola, le margheritine diventano orchi da un chilo il cielo diventa scuro e l'unica arma che hai è cacciare un bell'urlo.
Stanotte per me è stata dura. Salto per il momento i dettagli, l'incubo è fresco, non ho tempo. Devo ricordare. Premetto che da quando è uscito al cinema il Signore degli Anelli i miei incubi hanno molta più fantasia rispetto a prima. È come se prima sognavo in economica e ora abbia il biglietto della business-class dei sogni. Lo spettro ha sempre delle variazioni standard: partiamo sempre da un vestito nero o grigio, armatura lucente, occhi invisibili, voce da Smigol e braccia lunghissime. Di solito entra, salta le presentazioni, travolge tutto e con la solita spada mi fa a pezzetti. Per fortuna che ormai ci conosciamo, entrambi abbiamo superato gli anta. Ci rispettiamo. Ieri per esempio è stato pazientissimo, mentre stava per staccarmi una mano, ha atteso quel poco per darmi modo di urlare, ma niente, nemmeno un gridolino sguaiato. Lo spettro allora mi ha guardato, ha inforcato le braccia quasi stizzito, come se fosse passato il suo turno, come se fosse in straordinario. E mi ha detto con voce terrificante: "mangiato pesante?".  Beh, ho cacciato un urlo così sgrammaticato che se mi avessero sentito i Jetro Tull avrebbero inciso un nuova versione di Aqualum. Immediatamente ho cercato di ricostruire cosa cavolo abbia detto, sono sicuro che anche il mio amico spettro - dal mondo dei sogni -  si stia domandando: "cosa cazzo ha detto?". Alla fine credo di aver sputato fuori un urlo cinese, come la cena di ieri: WANGTONG. Che tra l'altro non vuol dire nulla. Ho controllato, non c'è sul menu. La cosa che si avvicina di più sono i WON TON, i classici ravioli fritti. Una mano santa per i viaggi onirici. Torniamo al sogno: travolgente appassionante. Mi piace esserne immerso. Il sogno è quella parte di desiderio che la vita non è in grado di darti e solo sognando si realizza. Credo di aver sognato una donna, mia madre, mia nonna o giu di lì. Camminavo con lei in un parco, mano nella mano. Tutt'intorno c'erano grandi palazzi, dovendo sceneggiare la Location direi un misto tra Shangai e New York. Ad un tratto tutto ha preso a girare vorticosamente la donna-madre-nonna che era con me ha cominciato a sentire freddo e a gelare. I suoi abiti lunghi si sono increspati di brina e il suo volto ha preso la forma di mille altri volti. Mi sono guardato in giro alla ricerca del mio spettro come per dirgli:"dai entra! Cosa aspetti?". Sicuramente era indaffarato con altri cento come me: ieri il Ristorante Cinese era pieno di gente. Ecco, forse questo leggero ritardo verso il risveglio, è la forma più vicina per sentire cosa c'è oltre noi stessi. Quel sentirsi perso e imprigionato per un istante dà l'idea vera che ci sia qualcosa, qualcuno. E il brivido che ci percorre la schiena ogni volta che ce ne accorgiamo, non è altro che il nostro amico spettro che saluta e va via. 

venerdì 17 giugno 2011

Una storia della Barceloneta

Ecco, mi ritrovo a terra con la testa fracassata e le orecchie basse. Prima o poi doveva capitare, mia madre me lo diceva sempre:"fai attenzione quando vai a far provviste! La notte non è mai buia abbastanza". Povera mamma, se ne è andata una mattina, le amiche dicevano che mamma era troppo libertina e volgare, effettivamente è morta dopo una scopata! Che posto di merda che mi sono ritrovato intorno, tutta la vita passata nei vicoli di questo mondo tetro ma non abbastanza. Si, lo voglio dire, urlare! Anche se è proibito! Il mondo non finisce alla fine di questo maledetto burrone che ho davanti! E non m'importa se quella ciablatta di zio Frau dice che oltre il davanzale (che nome stupido per un burrone) non c'è nulla... e non c'è creatura che possa farmi cambiare idea! Anche adesso che sono disteso sul selciato, che non sento più le gambe, anche se dovessi di nuovo affrontare i giganti prima di un nuovo giorno, voglio continuare a credere alla magnificenza di un mondo diverso da questo. Un mondo più grande di quello che vedo. Ora ho freddo. Possibile che non ci sia nemmeno un verme a quest'ora della notte? Provo a tirare un urlo: "aiutooo! C'è qualcuno? Sono Vans!". Nessuno risponde. Certo pure questo nome non aiuta a farsi sentire: Vans. Suona male, è troppo strisciante, non lo capisce nessuno qui. Anche quando ero un piccolo sgorbietto, a scuola, i miei compagni ridevano sempre del mio nome. Ma mio padre era orgoglioso di quel nome. L'aveva visto in uno dei suoi viaggi oltre confine, EXTRA MONDO! lui si che era un grande. Era uno scienziato, almeno per me! Per tutti gli altri del paese era un visionario, un sognatore. È sparito un giorno in tempesta. È saltato su un congegno, un qualcosa... Non si è mai capito bene cosa fosse. Un vortice, un vento, un uragano lo ha risucchiato via ed è scomparso nel nulla dentro un enorme tubo grigio. Dopo la tempesta non è rimasto niente di lui e di tutte le cose intorno, nemmeno un capello o una briciola. Tutto era sparito insieme al mio povero babbo. Ma io ho ancora nella testa le sue parole mentre volava in cielo:"sono libero! E voi non siete altro che dei poveri insetti, siete peggio dei vermi e finirete schiacciati come formiche!". Non proprio un augurio! Non trovate? Ma alla fine aveva ragione. Questo mondo è diventato troppo pericoloso: prima, la notte era tutta per noi, ogni sera era una festa! Ora invece è pieno di pericoli, i mostri non dormono mai e poi non so chi è stato, ma hanno avvelenato il pozzo e le provviste! Viene su dal nostro rifugio uno strano odore di cibo ma è una trappola, io lo so. Ero con la mia amatissima Nike, la mia ragazza, maledetto quel giorno che non l'ho fermata. Eravamo entrambi molto affamati, aveva aperto un nuovo locale: "L'Esca". Io non volevo andarci anche perchè nessuno ne aveva parlato bene. Nike insisteva e alla fine è voluta entrare per forza. Ho aspettato due ore fuori dal locale, poi me ne sono andato. Non l'ho più vista. Il locale ora non c'è più, qui i club e le discoteche notturne aprono e chiudono continuamente. In due mesi che sono al mondo, ho visto all'angolo di questa strada aprire e poi chiudere non so quanti locali: IL RAID (chiuso per spaccio di sostanze nocive) LA CITRONELLA (è andato a fuoco ed è stato impossibile controllare l'incendio) il VAPE (anche questo un covo di scarafaggi) e ora ha aperto l'ULTRASONIC un locale posto in collina, proprio sopra alle tre caverne di fuoco della BTICINO. Da quando ha aperto questo maledettissimo Ultrasonic non si riesce a dormire, manco la notte!  La musica è assordante e poi è sempre la stessa! Come fa a piacere??? Rischio d'impazzire! Molti vicini sono andati a ballare e non sono più tornati, altri sono scappati via in pieno giorno! Io non l'ho fatto e credo di aver sbagliato. Che brutta fine! E pensare che se avessi avuto un figlio lo avrei chiamato proprio come il gigante che mi ha travolto: Thimberland! Che scherzo del destino, ero appena uscito! Non sento più le zampe, è ora di affrontare il grande viaggio! Ora sapró finalmente che fine ha fatto il mio papà. Ecco di nuovo il gigante che viene a prendermi, sento il vento che si avvicina, manca poco! Inizia la tempesta di vento, Il rumore è un urlo fortissimo, spero almeno di non morire prima che finisca questa tormenta. Oddio! Non riesco a trattenermi il vortice sterminatore mi solleva, è terribile! Vedo una mia povera zampa che vola via e mi precede nella tempesta, dolore! Ora sono in un tunnel grigio interminabile, se questa è la morte non è bella di certo. È buio, sempre più buio poi un tonfo, silenzio! È finita, almeno è quello che sto pensando. Chiudo gli occhi per l'ultima volta. Li riapro, il fumo si dirada. C'è molta polvere qui, peró fa caldo. Sono vivo! Ad un tratto mi sento sfiorare da delle larve di non so quale tribù. Mi viene incontro il capo, almeno credo che sia lui che comanda. Sembra una faccia conosciuta, sembra proprio quella vecchia carcassa di mio padre, è lui!: "PAPÀ aiutami ti prego!" - "Vans? Sei tu??? Ma, sei proprio tu! il mio piccolo Vans finalmente è venuto a trovarmi nel mio regno?? Congratulazioni caro il mio bel blattone e benvenuto sul pianeta Verde-Bianco, meglio conosciuto col nome di Worwek. Si sta stretti è un po' sporco ma sono mesi che si fa baldoria! E la mamma come sta?" e io timidamente: "Papà, sai come vanno le cose... Tu non c'eri lei era sola, indifesa, una scopata ed è volata in cielo". - "eh si figlio mio, non si è più forti come un tempo, basta una scopata e sei morto, ma non pensiamo alla morte, pensiamo alla vita!". Sono contento, sono vivo. Anche senza una zampa e col muso un po' acciaccato posso campare alla grande in questo caldo rifugio. Poi una zampa in meno cosa vuoi che sia? Ho conosciito gente che ne aveva solo 4! Bravo il mio Papà che si è proprio sistemato per bene. L'unica cosa che mi rende un pochino preoccupato è la frase che ha appena sussurrato il mio vecchio prima di presentarmi agli amici. Cosa vuol dire: "goditela alla grande su Worwek tanto il sacchetto non lo cambia mai nessuno"??!??? Bah alcune volte penso proprio di fare una vita da scarafaggio...

lunedì 6 giugno 2011

Nella valle dell'eco


Non c'è due senza tre. Non credo che l'editoria si sia mai accorta della nascita dei miei due blog, figuriamoci del terzo. Per non parlare dei lettori, nessuno legge quello che scrivo. E allora perchè scrivere? Perchè continuare? Sono un testardo logorroico e sinceramente le 140 lettere di Twitter mi vanno strettine. Uso Facebook con una giustificata diffidenza, odio fare copia incolla e aborro il Tag. Il blog invece è una specie di repubblica delle banane: io scrivo, i lettori possono commentare, e siccome ho pochissimi lettori ho anche pochissime critiche, uno spettacolo! È un po' da pazzi ma forse è questa la cosa che mi piace di più. È come sporgersi dal ciglio della valle dell'eco fare un sussurro e aspettare un urlo di riflesso. Nasce quindi skipsnacknote, un modo semplice per dare voce ai pensierini della sera. Spero che qualcuno, dall'altra parte della valle sia disposto ad ascoltare i miei sussurri.... Ma per favore non gridate, ho un mal di testa da guinness. 

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